martedì 15 gennaio 2019

IL DRITTO E IL ROVESCIO (15 gennaio 2019)

Quanto contano le piccole cose? Accanto alle elezioni Europe, il prossimo 25 maggio, andranno al voto 16 dei 28 comuni della provincia di Grosseto, tra sindaci che sono giunti a fine mandato ed altri che sono alla ricerca di una riconferma. In un mondo ed in una politica che sta cambiando, la domanda diventa legittima immedesimandosi negli elettori che si dovranno recare alle urne in realtà che in alcuni casi, oggi, in maniera politically correct definiremmo "di prossimità", ma che un tempo sarebbero definite marginali, di periferia o, addirittura, isolate. Insomma comuni che si trovano lontane dal capoluogo e che si confrontano con molti disagi.

Gli ultimi cinque anni hanno sicuramente modificato il quadro politico e nessun candidato è certo della vittoria, né della riconferma, così come nessun partito può essere sicuro di avere una rendita di voti da mettere sul piatto (il dritto).
La politica sta cambiando e oggi allo slogan, che un tempo bastava per attirare i voti, serve comunque un seguito di concretezza (il rovescio).

Partendo da questi presupposti le varie forze politiche stanno scegliendo gli uomini e le donne su cui puntare per raggiungere la vittoria.
In un contesto di questo tipo, in cui i partiti tradizionali stanno modificando il loro assetto ed in cui, di per sé, non garantiscono la vittoria (nel passato l'importante, in molti nostri comuni, era avere le insegne di un partito piuttosto che di un altro per essere certi del successo, indipendentemente dal valore o dalla popolarità del candidato), in una politica che è sempre più social ed in cui ogni errore viene evidenziato ed in cui anche piccole e grandi opere possono avere uguale risonanza, in un mondo in cui lo slogan è determinante, ma deve sempre essere seguito da un fatto, anche se ridimensionato, in una realtà in cui le scuse, seppur giustificate servono sempre meno, ecco che chi avrà l'onere e l'onore di guidare una coalizione non potrà fare a meno di tenere conto di queste situazioni.
Da qui la domanda iniziale: quanto contano le piccole cose? A mio parere molto, anche perché la crisi economica che ha coinvolto gli enti locali ha dimostrato quanto, spesso, queste siano utili e percepite. Della serie che conta più tappare una buca in una strada che, magari, realizzare un'opera costosa e, forse, anche strategica, che, però, non viene percepita allo stesso modo dalla gente. Potremmo dire che è la rivincita dell'ordinaria amministrazione, contro la straordinaria, quella che, nel corso degli anni - a torto o a ragione- è stata troppo spesso archiviata alla voce "sprechi". Le piccole opere invece sono quelle che tutti possono immediatamente toccare con mano, percepire, e, perché no, apprezzare, senza doverle più archiviare sminuendole. Su questo fronte i sindaci o i politici più avveduti stanno costruendo le proprie fortune, perché sanno che realizzare piccole cose è un po' come stare in mezzo alla gente.
 Ecco dunque che oggi le persone, a domanda, non richiedono più la costruzione di un teatro o di un palasport, ma la messa in sicurezza di una strada, la ristrutturazione di un parco giochi, la sistemazione di un impianto sportivo, lasciando le opere principali alla politica nazionale e regionale. A quelle sì, vengono chieste le opere strategiche, che si traducono principalmente in sanità, infrastrutture, lavoro, sicurezza e impulso alle attività produttive.
Insomma la politica sta cambiando e sicuramente le sfide, anche in Maremma, saranno aperte. Oggi avere esperienza non è più considerato un valore aggiunto se non si traduce in risultati concreti e tangibili ottenuti. Essere meno noti, in molti casi, può essere anche un vantaggio, con la percezione dell'elettore di una minor compromissione con la vecchia politica. Così come, invece, il cosiddetto (usiamo un'altra parola meno bella, ma efficacie riferita ai sindaci uscenti) "usato sicuro", se ha ben lavorato e questo viene percepito, verrà premiato.
Dunque benvenuta politica delle piccole cose, tradotta in politica del fare, purché lo siano realmente, seppur affiancate agli slogan. 

giovedì 10 gennaio 2019

IL DRITTO E IL ROVESCIO (10 gennaio 2019)

Sicurezza. Una parola che ormai da anni è entrata forte nel dibattito politico nazionale, ma che da almeno un quinquennio è il tema chiave anche in ambito locale. Ma cosa è davvero la sicurezza e quanto, questa, può essere confinata ad un solo tema? Una domanda cui non è facile dare risposta, ma che certamente può aprire un confronto.

C'è chi infatti parlando di sicurezza si limita a quella della persona contro gli eventi criminosi e malavitosi (il dritto).
C'è chi per sicurezza intende un concetto più ampio, che va a sposarsi con quello di legalità, ma non solo (il rovescio).

Personalmente quando si parla di sicurezza mi piace avere un concetto allargato che deve e non può prescindere dal rispetto delle regole, del prossimo e della convivenza civile.

Tra i tanti filosofi del diritto che ho studiato il concetto che più mi ha affascinato è quello di "homo homini lupus" di Hobbes con la teoria del "contratto sociale". La spiego in poche righe, e mi scuso se lo farò superficialmente, ma secondo il filosofo i cittadini di fatto si uniscono in un "contratto" in cui cedono parte delle proprie libertà individuali ad un soggetto terzo, cioè lo Stato, che ne deve garantire la sicurezza. Ai tempi di Hobbes, chiaramente, il primo bene da tutelare era la vita. Oggi questo concetto va ampliato. Se infatti della vita è un diritto fondamentale, è chiaro che si sono affacciati sulla scena mondiale numerosi altri diritti, che, via via, sono stati regolamentati.
 Ho citato Hobbes per cercare di capire quanto ampio sia il concetto della sicurezza. Pensiamo a quella delle donne, con reati, come lo stupro, che decenni fa erano per lo più sconosciuti. Ma pensiamo alla sicurezza alimentare o al diritto di vivere in un ambiente sano, alla sicurezza della salute dei cittadini.
E' questa sicurezza? Certamente sì, così come lo è la necessità di sentirsi sicuri dai ladri nelle proprie abitazioni, o essere certi che ognuno può circolare tranquillamente nella propria città senza dover temere per la propria incolumità o per quella dei propri famigliari.
 Qui però si estende il concetto culturale che è quello che, purtroppo, si sta perdendo, quello cioè della convivenza civile e del rispetto. Quante volte ci lamentiamo per gli atti vandalici che vengono portati avanti nelle nostre città? O quante volte sentiamo dire che gli studenti non hanno più rispetto dei docenti? Quante volte siamo a discutere di una società in cui, ormai, non c'è più neppure il timore degli uomini in divisa, grazie anche a delle regole che garantiscono quasi una sorta di impunibilità?
Bene questo è il punto da cui ripartire per creare una società sicura, che lo sia di nuovo e nei fatti. Un esempio? Se ci troviamo in un paese in cui si è abituati a fare le file, vedi l'Inghilterra, e dove nessuno se ne lamenta, anche noi ci adeguiamo. Se ci troviamo in una realtà in cui non ci sono le regole, o anche se ci sono, la gente non le rispetta, o se ne lamenta, accade la stessa cosa anche con noi. E' un po' quella che viene definita la "legge del branco" cui molte persone sono portate ad obbedire. In maniera ancor più evidente avviene ai giovani nell'età in cui la voglia di libertà, e anche di trasgredire, è superiore.
La convivenza civile vuol dire anche che i cittadini diventano guardiani di se stessi e degli altri. Che fanno notare al giovane l'errore, ma lo fanno anche con la persona che giovane non lo è più. Non si deve essere spinti all'omertà "perché è meglio così". La società civile è quella in cui chi viene a vivere in un certo luogo è spinto automaticamente a rispettare quelle regole, integrandosi con quella comunità.
Personalmente penso che di fronte ad una società che sta cambiando più che nuove regole, serva l'applicazione reale di quelle esistenti, dando comunque al diritto quella certezza che spesso manca, ma che serva anche recuperare il concetto di convivenza civile che si sposa con quello di educazione. In questo modo la sicurezza, intensa in senso ampio, potrà essere recuperata. E allora questa sicurezza si estenderà alle coltivazioni con l'utilizzo dei prodotti naturali che non solo fanno bene al cibo, ma anche all'ambiente, ai luoghi di lavoro dove evitare gli infortuni serve sia all'individuo che alla collettività che dovrà pagare i costi per la salute della persona ferita, lo sarà nella salvaguardia dell'incolumità delle persone e in tutto quello che è il vivere quotidiano.
Io la penso così, il dibattito è aperto...  

mercoledì 2 gennaio 2019

IL DRITTO E IL ROVESCIO (02 gennaio 2019)

Imperversa in Maremma la polemica sugli appalti pubblici senza gara con la soglia innalzata, con la Manovra, da 40 a 150mila euro. 

Da un lato c'è chi, come il Pdcin il segretario provinciale Gesuè Ariganello, denuncia il rischio che l'assegnazione diretta può comportare, anche in termini di infiltrazioni malavitose. Timori ripresi anche dal capogruppo in consiglio regionale Leonardo Marras (il dritto).
Dall'altro il sindaco e presidente della Provincia di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e la Lega, con l'onorevole Mario Lolini ed il segretario Andrea Ulmi, che parlano di una misura positiva per l'economia locale (il rovescio).

La battaglia chiaramente è tutta politica con lo scontro a distanza tra Ariganello e Vivarelli Colonna. Occorre però valutare la misura in termini di impatto che avrà sull'economia locale che punta molto sul comparto edile e sul suo indotto.
 Personalmente sono favorevole ad un'innalzamento della soglia. Non lo dico per superficialità o perché non ravvisi rischi, ma per una questione pratica. Le soglie basse ed il sistema del sorteggio hanno penalizzato le imprese locali e non sempre hanno premiato le aziende migliori. Un grido di allarme che è stato lanciato spesso dalle associazioni di categoria locali ed una problematica che molti sindaci hanno toccato con mano. Questo senza aggiungere che innalzare la soglia rende anche la procedura più snella. Tutti possono essere d'accordo che laddove si amministri la cosa pubblica in maniera non corretta si potrebbero favorire le aziende "amiche" o, peggio, l'infiltrazione malavitosa. C'è un però. Di fronte ad un rischio e di fronte a tanti amministratori seri e funzionari che si caratterizzano per rettitudine morale è giusto frenare le varie amministrazioni e, con loro, l'intero Paese? E' giusto penalizzare gli onesti per colpire i disonesti? Nelle mie esperienze di vita all'estero, nel Nord Europa ed in America, quello che mi ha reso la vita più facile, e che mi ha colpito, è stata, oltre alla scarsa burocrazia, il fatto che chi ti trovavi di fronte partisse sempre nei tuoi confronti dalla "presunzione di onestà". Non che i disonesti mancassero, ma proprio partendo da questo assunto, quando si palesano e vengono individuati sono colpiti in maniera dura. In Italia si parte spesso dalla "presunzione di disonestà" e questo è stato uno dei grandi freni del nostro Paese. Nessuno chiaramente nega che la corruzione sia una piaga della Penisola e che vada combattuta e, possibilmente, non alimentata, così come le infiltrazioni malavitose, ma questo rischio, seppur in alcune zone elevato, deve essere il freno di comparti importanti della nostra economia? E soprattutto gli imprenditori locali, specie quelli che si distinguono per serietà, devono essere penalizzati da norme che, in troppi casi, per ovviare ad un problema ne hanno causato un altro? Io credo di no. Credo che ci debbano essere dei controlli seri e che chi non rispetta le regole, o peggio delinque, debba essere punito, ma di fronte a problematiche che vengono sollevate dal mondo delle imprese e dalle problematiche incontrate dalle amministrazioni sia giusto semplificare e, soprattutto, ripartire dalla fiducia. Sono sicuro che da tutto ciò possano trarne vantaggio gli amministratori (di ogni colore politico), gli imprenditori, ma anche i cittadini contribuenti.

giovedì 27 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (27 dicembre 2018)

Sono giorni di festa in Italia e lo sguardo è chiaramente rivolto a quello che sarà il futuro del nostro Paese. E qui la domanda trova una non facile risposta.

La manovra approvata dal Governo darà gli effetti sperati? (il dritto).
La manovra avrà invece gli effetti infausti denunciati dai suoi oppositori? (il rovescio).

Personalmente non so dare una risposta nel concreto, la manovra la sto iniziando a leggere adesso. So però quello che vorrei io: come sempre che abbia ragione il Governo in carica che, chiaramente, annuncia sempre che la legge appena licenziata avrà gli effetti sperati. Questa è sempre stata una mia idea indipendentemente dall'esecutivo in carica.
Ovviamente da una prima lettura ci sono temi condivisibili ed altri che lasciano qualche perplessità. Mi sarebbe piaciuta una manovra con più investimenti e meno spot, tipo il "reddito di cittadinanza" e "quota 100" che, alla fine, sono stati decisamente depotenziati. Questo non perché ne sia un oppositore, ma perché credo che scelte di questo tipo, se si effettuano, devono essere ben supportate e non diventare solo un modo per salvare la forma senza intervenire con decisione sulla sostanza. Insomma se il Governo credeva in questi due pilastri della propria azione avrebbe dovuto portarli avanti con decisione anche di fronte alla Ue. 
 Detto questo io però preferisco guardare nel concreto e, in questo caso al mio territorio. Personalmente sono favorevole all'estensione dell'assegnazione diretta degli appalti fino a 150mila euro. Non perché non voglia vedere i casi di corruzione che ci sono stati, ma perché voglio credere nella buona fede di tanti sindaci e funzionari degli enti locali. Una norma che porta a guardare nuovamente alla qualità delle imprese che partecipano alle gare con un occhio rivolto, magari, a quelle locali che sono conosciute e che possono dare garanzie. 
Sulla questione infrastrutture, io sono favorevole sia al Tap che alla Tav. Dunque confido che queste due opere strategiche vengano portate a compimento. Spero però che il 2019 possa essere anche l'anno in cui si andrà in appalto con gli ultimi due lotti della Grosseto-Siena e che si dia una risposta sul Corridoio Tirrenico, con l'adeguamento dell'attuale Aurelia che sembra aver messo tutti d'accordo. Sinceramente mi piacerebbe vede un Governo coraggioso e che sulla Tav pensi anche al tratto Torino-Genova Roma. Sarebbe importante anche per il nostro territorio. Chiaramente non voglio chiedere troppo. Credo che una problematica, almeno per adesso, sia stata risolta per i balneari con la proroga di 15 anni per le concessioni agli stabilimenti balneari, questo in attesa di una soluzione definitiva., Si tratta di una componente importante della nostra economia turistica. Mi piacerebbe rivedere le Province operative. Pare che avranno qualche possibilità di spesa in più, ma occorrerebbe annullare la Legge Del Rio e riportare questi enti all'antico splendore. Non dimentico poi gli investimenti in sanità, ricerca, cultura ed istruzione. Sono tutti settori per me strategici. I dubbi, dunque, ci potranno essere, ogni manovra non sarà perfetta, ma come sempre io continuo a sperare che possa dare dei buoni risultati per il Paese, cioè per tutti noi. 



martedì 18 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (18 dicembre 2019)


Le classifiche sono tutte discutibili. Quanti di noi non cambierebbero Milano con la Maremma? Probabilmente molti, se qui avessero le opportunità di vivere e lavorare. Questa è una riflessione che diventa immediata dopo la pubblicazione della classifica de “Il Sole 24 Ore” sulla qualità della vita.

La Maremma, d'altra parte, vive un momento di crisi economica, ma anche di trasformazione a livello di società, registrando, ad esempio, delitti che fino a poco tempo fa erano sconosciuti (il dritto).
La qualità della vita indicata da “Il Sole 24 Ore” considera molti parametri che si sposano con le opportunità ed è evidente che alcune realtà sotto questo aspetto sono avanti rispetto al nostro territorio (il rovescio).

Inutile nasconderci: che anche noi maremani, spesso, ci lamentiamo della nostra terra e vorremmo che offrisse tante opportunità in più. Negli ultimi tempi, poi, i campanelli d'allarme sono suonati da più parti. Il presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda da mesi lancia l'appello a creare un tavolo che garantisca le giuste sinergie per una ripartenza. Il segretario della Cgil Claudio Renzetti è stato ancor più esplicito nel ricordare che se la situazione continuerà così in futuro la Maremma sarà destinazione di pensionati, perdendo invece la gran parte della sua popolazione giovanile.
Insomma che la situazione non fosse così rosea è evidente. Lo è ancor di più il fatto che occorre dare una svolta. Il sindaco di Grosseto e presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha toccato un altro tasto, la differenza di velocità tra il capoluogo – e aggiungerei la costa- e l'interno. Purtroppo è un'altra verità. La provincia di Grosseto è vasta, scarsamente abitata e, soprattutto, ha ampi territori in cui le opportunità di lavoro scarseggiano. Insomma tutta la fascia collinare soffre, soprattutto quella lontana dai centri principali. In tutto questo la riforma delle province ha penalizzato quella grossetana, in un momento in cui un ente intermedio di grande importanza avrebbe aiutato, con il suo coordinamento, a mantenere alta la qualità della vita sul territorio. Sarà infatti un caso che dopo Grosseto è crollata in classifica?
Insomma urge fare squadra, se non da subito – come sarebbe opportuno- almeno da dopo giugno, quando la campagna elettorale per le europee sarà conclusa e quando si sarà votato per più della metà della amministrazioni locali. Da quel momento non ci saranno più scuse: il territorio dovrà unirsi e trovare soluzioni. Altrimenti la classifica ci penalizzerà sempre di più.
Ma la domanda resta: quanti di voi preferirebbero vivere a Milano anziché in Maremma?

lunedì 10 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (10 dicembre 2018)

Cosa succede sul fronte europeo? Una domanda che non ci possiamo non porre di fronte a quello che, da qui a pochi giorni, potrebbe accadere in tutto il continente.

In Italia si attende la chiusura della manovra e l'incontro Conte-Juncker e la domanda è se veramente la rottura si registrerà per pochi decimi di punto (il dritto).
In Europa però sono ore decisive per la Brexit ed in Francia Macron deve fare i conti con i gilet gialli (il rovescio).

Insomma se da noi ci piace vedere tutto il male in casa nostra, basta aprire lo sguardo alle altre realtà per vedere che non stanno meglio di noi.
 Da qui la mia riflessione.
 Davvero l'Europa decide di far partire una procedura d'infrazione contro l'Italia per uno 0,2% di rapporto deficit/pil con il rischio che questo vada ad alimentare il fuoco degli "eurocritici"? Credo che al di là del contenuto specifico si vada a prendere un bel rischio, soprattutto di fronte a passaggi cruciali che riguardano l'Unione.
 Da un lato la May si gioca tutto sulla Brexit. Se Westminster dovesse bocciare l'accordo che cosa accadrà? Si andrà a nuove trattative? Si andrà ad un nuovo referendum? Oppure ci sarà un'uscita senza accordo che rappresenterebbe un disastro diplomatico, prima ancora che economico, anche per la Ue? Una domanda che non può lasciare indifferenti.
 Ed in Francia Macron che fu celebrato come la riscossa degli europeisti, vede mettersi Parigi a ferro e fuoco dai gilet gialli (talmente di destra come li voglio dipingere, che molti di loro sfilavano sventolando Che Guevara, sintomo che ormai nelle difficoltà i tradizionali schemi di appartenenza novecenteschi sono saltati). Soprattutto, sono gli stessi intellettuali parigini che, in questo momento, stanno scaricando sempre di più il Presidente che loro stessi avevano osannato fino a pochi mesi fa.
 In tutto ciò si inserisce l'Italia, con una manovra in cui il Governo ha accettato di trattare limando alcuni punti, ma senza voler cedere su altri. Al 2% di rapporto debito/pil l'accordo sembra praticamente certo, ma l'esecutivo italiano non vuole cedere sotto al 2,2%. Che cosa  farà l'Europa, di fronte a quanto sta accadendo in tutta l'Unione, farà scattare una procedura d'infrazione facendo un grande assist al fronte dei cosiddetti "sovranisti"?
 Una debolezza di Bruxelles che, evidentemente, qualcuno in Italia ha capito e che la rende sicuramente meno isolata di quanto si voglia far pensare. Perché dalle elezioni di maggio in poi gli schemi potrebbero cambiare e la partita sembra solo essere di attesa. Da qui la sensazione che, forse, il distacco tra la Commissione, alcuni governi, ed i popoli sia troppo ampia per poterla ridurre solo a pochi decimali. 
Le regole ci sono e vanno rispettate. Ma quelle regole sono state poste e scritte in periodi in cui l'economia tirava, oggi le cose sono ben diverse ed andrebbero cambiate. Altrimenti saranno sempre di più i Governi che, parafrasando il poker, si giocheranno l'intero piatto a costo di metterci sopra, credibilità e futuro dei loro paesi.

lunedì 3 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (03 dicembre 2018)

La Maremma fatica ad uscire dalla crisi, ma le divisioni continuano. Le opportunità potrebbero finire finire altrove e noi rischiamo di non agganciare - quando sarà reale- l'uscita dalla crisi. Di questo si dibatte e, forse, è meglio che tutti insieme si rifletta su quanto sta accadendo.

Da un lato ci sono le infrastrutture che sono ferme al palo, come denunciato di recente dall'Onorevole Lolini riguardo al Corridoio Tirrenico (il dritto).
Dall'altro ci sono settori e dibattiti delicati (geotermia e inceneritore di Scarlino) su cui si deve discutere, riflettere e decidere (il rovescio).

Purtroppo l'allarme lanciato, documenti alla mano, dall'onorevole Lolini sul Corridoio Tirrenico è reale e giunge dopo le parole rassicuranti del capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Giannarelli che si è attivato con il Ministero delle Infrastrutture.
 Mi soffermo ai documenti di Mario Lolini che fotografano la situazione attuale: un iter fermo al dicembre 2017 e zero risorse stanziate sul tratto a sud di Grosseto da parte di Anas. Eppure tutto alla fine della scorsa legislatura sembrava fatto, anzi, con il precedente Governo, individuata una soluzione di adeguamento dell'Aurelia a quattro corsie, molti erano convinti che ormai quanto promesso fosse cosa fatta e, dunque, mancasse solo il via all'iter burocratico. Invece non è così e la risposta di Anas all'onorevole Lolini rappresenta una doccia fredda in più per tutto il territorio. Qui, dunque, le forze devono unirsi, al di là delle colpe da scaricare. I cittadini ne hanno abbastanza di promesse e vogliono i fatti. Mario Lolini, da parlamentare di maggioranza si attiverà, così come siamo certi che il M5S farà nei confronti del ministro Toninelli. Ma anche le altre forze politiche dovranno farlo con i propri rappresentanti. A questi dovranno aggiungersi anche la associazioni di categoria, la Camera di Commercio, i sindacati e chiunque altro possa dare il proprio contributo. Marciare compatti vuol dire avere maggiori possibilità di raggiungere l'obiettivo. Un'Aurelia adeguata non è solo un'opportunità ed una necessità per la Maremma, ma anche un'opzione in più per chi viaggia da nord a sud della Penisola che potrà farlo in sicurezza.
In questi giorni altri due temi hanno tenuto banco. La grande manifestazione pro geotermia e le vicende dell'inceneritore di Scarlino. 
La geotermia è l'oro delle zone boracifere, non le rende marginali e permette ai giovani di rimanere sul territorio. E' una geotermia quasi naturale, visto che i soffioni ci sono da sempre, diversa da quella dell'Amiata su cui si può e si deve ragionare, ma che rappresenta comunque un'opportunità per l'intero comprensorio. L'Italia in questo settore insegna al mondo ed Enel Green Power controlla, grazie al suo know how, il grosso del settore nell'intero pianeta. E' evidente che per le nostre realtà, alcune delle quali - come i comuni geotermici posti al confine tra le province di Grosseto, Pisa e Siena- vivono grazie a questa risorsa da oltre un secolo, diventando prioritaria ed un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Anzi potremmo dire da difendere in tutti i modi. Sull'Amiata chiaramente occorrono le giuste garanzie, ma non si può sentire sempre e solo un'unica campana, bisogna valutare tutto e tirare le giuste somme.
 Così è anche per l'inceneritore di Scarlino su cui la Regione sembra aver fatto una scelta. Il dibattito va avanti da tanti, troppi, anni, ed una decisione definitiva va presa. Se la strada è segnata più che continuare a dire no ad ogni costo occorrerebbe che, da parte del territorio giungessero delle proposte. A Brescia il termovalorizzatore garantisce una percentuale molto alta di energia a basso costo ai cittadini attraverso il teleriscaldamento. Non potrebbe essere un'opportunità anche per le popolazioni che insistono nell'area della piana di Scarlino e Follonica? Accanto a questo è giusto non abbassare la guardia sulle emissioni: devono essere nei limiti di legge e deve essere consentito un monitoraggio costante e continuo. Anche questa è sicurezza e attraverso ciò il cittadino può essere garantito. 
Insomma ci sono partite in ballo importanti, ma il territorio deve marciare compatto e proporre, per far sì che le scelte non vengano solo subite, ma che lo veda protagonista anche nella fase di realizzazione e gestione.