domenica 30 settembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (30 agosto 2018)

Nei giorni scorsi analizzando in questa piccola rubrica la vicenda della nave Diciotti e l'indagine avviata sul Ministro Salvini (a proposito complimenti a tutti gli amici che hanno commentato, da posizioni diverse, per il livello ed i toni costruttivi del confronto) avevo anticipato che, a mio giudizio, l'eco mediatica creata avrebbe aperto quella che si annuncia come una lunga campagna per le prossime elezioni Europee. Pochi giorni dopo quanto ipotizzato sembra prendere corpo.
Il vicepremier Salvini ha infatti incontrato il premier ungherese Orban, mentre l'altro vicepremier Di Maio ha avviato un serrato confronto a distanza con il commissario Ue per il bilancio Oettinger sull'eventuale veto italiano (il dritto).
Dal centrosinistra qualcosa prova a muoversi con l'ex segretario Pd Walter Veltroni che torna a far sentire la sua voce e che prova a riaprire un dibattito in un'area politica che, al momento, appare in forte crisi, non solo di consensi (il rovescio).
E' evidente che l'incontro tra Salvini ed Orban ha avuto un doppio esito. Il primo è quello della costruzione di un'alleanza sovranista europea, un soggetto nuovo che vada a scardinare quelle che sono le storiche alleanze politiche trasversali tra Ppe e Pse, forze che, da destra quanto da sinistra, hanno avuto una forte connotazione europeista e che hanno sicuramente avuto delle responsabilità nella costruzione di un'Europa che si è allontanata troppo da quella dei principi che l'avevano ispirata. Una destra "eurosovranista" (permettetemi di definirla così) che va dalla Lega al gruppo di Visegrad, dalla Le Pen ai tedeschi ed olandesi euroscettici, raccogliendo altri compagni di viaggio più o meno numerosi. Una destra che, oggi, peri consensi che sta ricevendo in molti paesi - uniti alla crisi degli affiliati a Ppe e Pse- ha forti possibilità di incrinare (ed andare molto oltre) la maggioranza che fino ad oggi ha retto nei palazzi della Ue.
L'incontro - con tutti gli spettri evocati dal caso- sembra aver, almeno per un giorno, riunito il centrosinistra a San Babila rievocando quello che, poi, a sinistra è sempre piaciuto di più, cioè la piazza. Inutile nasconderlo è lì che si è fatta la storia del Dopoguerra di questa parte politica, quando quello che oggi viene considerato populismo, seppur con un diverso approccio, era il modo più forte di chi non stava al Governo per mostrare i muscoli. Da qui nasce anche l'appello di Walter Veltroni. Un'analisi interessante sulla crisi della sinistra, fatta più da giornalista che da politico, che ammette come il Partito Democratico, in Italia, abbia forse anticipato i tempi nascendo ancora poco maturo per tenere unite le sue anime. Una crisi che pone anche tanti interrogativi sul suo futuro.
In tutto questo c'è anche lo scontro sul bilancio Ue. Chiaramente ci sono certe regole, ma allo stesso tempo il Governo Italiano (il primo di un paese fondatore effettivamente euroscettico) sembra preoccupare e non poco Bruxelles. Basta vedere le reazioni forti che arrivano dalla Commissione, ma anche da chi, come Macron, si pone come tutore dell'attuale Ue. E' ovvio che l'Italia, con i suoi voti, uniti a quelli di Visegrad e di altri può arrivare a bloccare molti atti dell'Unione, così come potrebbe creare reali problemi alla stesura del bilancio. E' altrettanto evidente che in questa partita a scacchi non si possa dar seguito alla minaccia di non versare i contributi. Questo perché poi si ritorcerebbe contro al nostro sistema economico che, almeno una parte di quei contributi, li ha indietro come sostegno alle proprie attività.
Si apre così una lunga partita evocata anche dai principali quotidiani, cioè quella sul Parlamento dove nello scacchiere già molti eurodeputati sono passati dal tradizionale fronte Ppe-Pse a quelli opposti e dove, comunque, con il voto proporzionale previsto in tutti i paesi gli "Eurosovranisti" possono raccogliere molto. Guardando solo all'Italia appare improbabile rivedere il Pd al 40% e la Lega. che solo quattro anni fa, stava provando a risollevarsi dalla crisi sembra destinata a raccogliere molti più voti, così come il Movimento Cinque Stelle che sarà interessante vedere come si collocherà in questa partita.
Un'analisi, la mia, che è partita dall'alto e che vuole arrivare fino alla Maremma con un appello ai partiti che possono davvero portare europarlamentari a Bruxelles e Strasburgo.
Nella storia la nostra terra non ne ha mai eletto uno. Non ce la farebbe con i suoi soli voti. Avrebbe potuto farcela quattro anni fa con Annarita Bramerini, se logiche nazionali non avessero condotto il Pd ad altre scelte (e sarebbe potuto davvero essere un valore aggiunto per il nostro territorio vista la sua esperienza politica e quella che sta mettendo in campo oggi come direttore della locale Cna) ed il M5S con Matteo Della Negra (lì mancò forse un coordinamento più ampio nel Movimento). Credo che in questa lunga partita i nostri politici locali debbano fare una riflessione e provare ad individuare una figura appetibile anche in altre realtà che possa approdare in Europa. Sono lì oggi che vengono prese le principali decisioni nei settori di agricoltura, turismo ed attività produttive. Settori che sono tutti portanti per il nostro territorio. Perché non ragionarci costruendo sin da adesso la giusta candidatura? La palla non può che passare ai partiti ed ai loro esponenti di riferimento!!!

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (28 agosto 2018)

I dati de "Il Sole 24 Ore" sono decisamente duri con Grosseto e la sua provincia. Si parla chiaramente di una crisi che tarda a finire e di una realtà più povera anche in termini di crescita reddituale.

I dati dunque parlano chiaro e, questa volta, non è il classico piangersi addosso di noi maremmani abituati da una terra che storicamente ha sempre fatto i conti con la sofferenza (il dritto).
Bisogna però adesso capire quale possa essere il rimedio e metterlo in atto in tempi rapidi (il rovescio).
Non sono passate troppe settimane da quando il presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda lanciò nuovamente l'allarme ed insieme alle istituzioni locali inviò un messaggio forte verso Roma.
Oggi il problema si ripropone con forza.
A tutti noi infatti piacerebbe dire che viviamo in una terra tanto bella quanto ricca di opportunità.
Evidentemente, però, non è così.
Se poi a lanciare ulteriori allarmi è stato il segretario della Cgil Claudio Renzetti(che in quel momento, se qualcuno non lo avesse conosciuto, poteva sembrare quasi un presidente di associazione di categoria tanto stava facendo un ragionamento ampio) il tema si estende ed è molto più profondo di quanto uno potesse pensare.
Qui torna importante quel tavolo del territorio che unisca tutte le forze in campo, istituzioni, partiti e parti sociali, con una richiesta: che la Maremma venga considerata area di crisi complessa.
Una soluzione che non deve essere vista come qualcosa di negativo, ma come una nuova partenza ed un'opportunità. Accanto a questo è fondamentale mettere in sicurezza l'Aurelia e terminare la Grosseto-Siena, dare nuova vita al traffico ferroviario e ragionare sul futuro scalo civile. Tutto questo per rendere la Maremma appetibile per le imprese che oggi se ne tengono a distanza, quasi come se fosse ancora "amara".
Ottenere tutto ciò non deve essere un regalo. Dobbiamo dimostrare che tutti noi maremmani ce lo siamo meritato, che ci teniamo alla nostra terra, che sappiamo cogliere le opportunità offerte, che sappiamo fare squadra marciando uniti e compatti nonostante le diverse idee ed i differenti ruoli nella società e nel mondo economico.
Ce la faremo? Le premesse e le volontà ci sono, adesso, di fronte a questi nuovi dati occorre agire e passare dalle buone intenzioni ai fatti concreti. Altrimenti - come disse proprio Claudio Renzetti- rischieremmo di diventare una terra splendida per chi si ritira qui in pensione, ma che non offre opportunità ai giovani. Per carità ci sono tanti luoghi nel mondo che sono diventati il buen retiro dei pensionati, uno su tutti la Florida, ma su questo loro sono riusciti a creare un business che crea opportunità anche alle nuove leve assicurando loro un futuro in quella terra. Della serie che il nostro destino dipende dagli altri, ma anche -tanto- da noi!!!

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (26 agosto 2018)

I migranti scendono dalla nave Diciotti ed il Ministro Salvini viene indagato. Due fatti, analizzati in base a quanto riporta la stampa, che danno spunto a riflessioni che spero conducano ad un dibattito svincolato dalle posizioni, spesso rigide, delle varie fazioni che si sono create sulla vicenda.
La nave Diciotti, della Guardia Costiera Italiana, è approdata con i 177 migranti in un porto italiano (il dritto).
Il Ministro Salvini viene indagato dalla procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale (fonte Ansa) e gli ordini contestati - secondo Repubblica, non un giornale di destra- sarebbero stati "impartiti a voce" (il rovescio).
Due fatti che, non lo nego, mi fanno sorgere subito una domanda: ma che Stato è questo?
Partiamo dalla vicenda della Diciotti, analizzandola al netto della battaglia politica che è anche battaglia nei confronti dell'Europa. Non ho ripreso in mano il libro di diritto internazionale con le varie convenzioni, ma mi pare difficile che se in un porto italiano viene consentito l'approdo ad una nave battente bandiera italiana, peraltro della nostra Guardia Costiera, carica di migranti questi possano essere trattenuti per troppo tempo a bordo. Cosa ben diversa rispetto alle altre navi cui l'approdo nei porti italiani fu negato. Dunque alla fine per quanto molti non lo volessero - in termini di diritto- questo sembrava essere l'esito scontato della vicenda.
Da qui la posizione di Salvini con un'altra domanda. Ma davvero in Italia, paese delle cose scritte, ci sono funzionari che hanno impedito lo sbarco dei migranti di fronte ad un semplice ordine che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato impartito a voce? E anche se, come scrivono altri analisti, i tweet di Salvini e le sue parole nei dibattiti, fossero state prese da spunto, sarebbe bastato per prendere tali decisioni ed attribuirle poi ad un ordine del Ministro? Tutto questo ricordando come il Ministro, che è anche leader della Lega e Senatore della Repubblica è coperto da immunità per le frasi pronunciate ed i voti dati nell'esercizio delle sue funzioni (sarebbe troppo facile, riduttivo ed anche inutile ai fini del dibattito, limitarsi a dire che in fin dei conti Salvini, anche con un linguaggio colorito, raccoglie voti e dunque, alla gente piace così). Non è un caso che dal Governo (evidentemente fronte Ministero della Giustizia) si parla di "atto dovuto", dalla stessa magistratura si rimette (definendolo un atto doveroso) tutto al tribunale dei Ministri che dovrà valutare secondo le immunità del caso, visto che in questa vicenda le contestazioni mosse al Ministro non possono più essere approfondite dalla stessa magistratura ordinaria.
Tutto questo di fronte ad una situazione che anche nell'ipotesi in cui si dovesse avere un'incriminazione di Salvini da parte del Tribunale dei Ministri, l'incartamento dovrebbe passare al Parlamento cui spetterebbe poi l'ultima parola. Insomma una procedura che non appare certo liscia.
Ciò mi porta anche a chiedere dove finisce al politica e dove inizia l'amministrazione, ma soprattutto se in questo caso il comportamento del politico, nel definire la vicenda, possa aver pesato (di fronte ai riferiti ordini orali e non scritti) di più di quello dell'amministratore.
Insomma alla fine la domanda di fronte ad una battaglia che sembra molto più mediatica (siamo di fronte ad un'indagine e non ad una condanna e neanche ad un rinvio a giudizio) e politica (nei confronti di un'Europa che sembra aver perso lo spirito di solidarietà tra i suoi Paesi e verso la quale - partendo dalla vicenda Diciotti- il Governo Italiano potrebbe votare contro il bilancio Ue) che concreta, la domanda che mi pongo di nuovo, avendo cercato di tenermi lontano da quello che è uno scontro tra le varie fazioni, ma provando a ragionare in termini di diritto, è: ma che Stato è questo?
Ma soprattutto: che Stato vorremmo?
P.S. Ribadisco che tutte le opinioni e valutazioni degli amici (anche politici di tutte le sponde) sono ben accette, l'unico favore che vi chiedo è quello di confrontarvi senza lasciarvi andare a toni che sono poco consoni con lo spirito, anche costruttivo, di questa piccola rubrica. Solo così, forse, questa vicenda si potrà capire meglio.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (24 agosto 2018)

La vicenda della nave Diciotti torna ad essere un terreno di scontro tra l'Italia e l'Unione Europea.
L'Italia ormai da tempo alza la voce e lo ha fatto con l'attuale Governo, ma anche, almeno inizialmente, con quello Renzi (il dritto). L'Unione ha concesso qualcosa, tipo un piccolo sforamento del rapporto deficit/pil, ma per ora poco di più (il rovescio).
Lo spunto di riflessione è più che "quanto è europeista" l'Italia è "quale europeismo" persegue l'Italia. In questo bisogna anche capire quale europeismo vuole la UE.
Che l'Italia sia un paese europeista, al di là della battaglia sovranista -che spesso è inquadrata in un contesto continentale-, è evidente. È anche evidente che agli italiani non piaccia più questa Europa, fatta di finanza più che di politica, e che mette lacci e lacciuoli anche laddove servirebbe un po' più di elasticità. Certo non tutti i problemi del Belpaese possono essere messi in conto a Bruxelles, ma è evidente che in una lotta tra Nord e Sud, al momento, la solidarietà che dovrebbe tenere in piedi l'Unione non ha sempre prevalso.
E allora qui mi domando, ma questa Europa quanto assomiglia a quella del Manifesto di Ventotene? Quanto è vicina a quella di Altero Spinelli? La risposta è semplice: non lo è. Se infatti le istituzioni finanziarie e bancarie lo potrebbero anche essere, non lo sono quelle politiche. Da qui l'indicazione di un'Europa guidata da burocrati più che da politici. Come fare per invertire la tendenza? Occorre dare un potere sempre maggiore al Parlamento e far sì che i cittadini lo riconoscano come se fosse al pari di quello nazionale. Qui giocheranno un ruolo anche gli stessi parlamentari che non lo dovranno considerare come un incarico a termine in attesa di uno in Italia, ma come un'istituzione di primo piano in cui far valere gli interessi del paese e dei territori.
Sarà possibile tutto ciò? Vedremo. Intanto la sensazione è che le prossime siano elezioni sentite e che nella sfida a distanza tra europeismo e sovranismo la partecipazione possa essere molto alta, così come l'interesse verso quella che sarà la futura visione degli italiani sulle politiche continentali.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (22 agosto 2018)

I dieci morti nel canyon del Parco del Pollino riportano in evidenza i rischi che sempre più spesso si corrono mentre si è alla ricerca di luoghi e bellezze naturali.
Da un lato si parla di sottovalutazione dell'allerta (il dritto), dall'altro ci sono gli anziani del luogo che raccontano come chi lo ha sempre vissuto ne conoscesse i rischi (il rovescio).
Difficile dunque capire che cosa sia realmente avvenuto. Questo incidente però porta ad una domanda: ma oggi quanto è realmente percepito un pericolo? I vecchi di montagna sostengono che i grandi scalatori sono quelli che sanno rinunciare di fronte ad una situazione particolare. Oggi però le tragedie che un tempo sembravano limitate si sommano, anche perché aumentano le visite a luoghi dalla bellezza mozzafiato ma che hanno anche i loro lati oscuri e che si manifestano all'improvviso. Non sono forse sempre di più gli appassionati che si avventurano sulle principali vette alpine? Non si sta pensando di limitare l'accesso a quelle dell'Himalaya? Questo perché oggi, anche grazie ai nuovi materiali e mezzi di soccorso, tutto sembra più facile. Ed anche un canyon dove l'ultimo morto risale al 1958 può sembrare molto, troppo, sicuro.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (20 agosto 2018)

L'incidente mortale di Barbaruta ripropone il dibattito sulla rete stradale della provincia di Grosseto.
Quella di Barbaruta è una via che, chiaramente, è tarata su un traffico locale e, prevalentemente, collegato alle attività agricole della zona (il dritto). D'estate, assieme alla strada degli Aiali, rappresenta una via rapida per raggiungere, giunti a Roselle, Castiglione (il rovescio).
Conosco bene quella strada (così come quella degli Aiali) viaggiandoci con regolarità sia in estate che in inverno. Chi lo fa conosce anche bene la differenza di traffico che vi può incontrare al variare delle stagioni. In estate a quello delle auto si somma quello di mezzi agricoli ed autotreni che, per ovvie ragioni lavorative, la devono utilizzare. Si tratta di una strada non larga, ma con rettilinei che, nonostante il limite a 50 km/h, può spingere ad accelerare. Ci sono molti incroci a raso e nel tratto più vicino all'incrocio con la strada del Padule, nonostante i recenti interventi, presenta una carreggiata non regolare. Nel passato la polizia provinciale era più volte intervenuta posizionandovi l'autovelox.
Descritta in breve la situazione occorre riflettere sul traffico che, cercando di bypassare Grosseto, raggiunge il mare, spesso utilizzando la cosiddetta rete viaria minore, come la strada di Barbaruta, facilmente raggiungibile sia dall'uscita Grosseto Nord, che dalla già citata strada degli Aiali, che da quella dello Sbirro. Occorre però riflettere ulteriormente sulla realizzazione di una viabilità alternativa adeguata. Viabilità che, in realtà, è già stata individuata da tempo, ma che come spesso accade è bloccata in sede di tribunali amministrativi a causa di un ricorso e, ad oggi, di un accordo che non si trova tra un proprietario e la Provincia di Grosseto. Una bretella che da Grosseto Nord conduce direttamente sulla via Castiglionese poco dopo l'aeroporto. Una strada che permetterebbe di alleggerire la città e la rete viaria minore, oltre che dal traffico diretto verso il mare, anche da quello pesante che oggi passa per via Uranio. La speranza, dunque, di fronte a nuove morti (che non si risolveranno in toto con questa soluzione) è che prevalga il buonsenso, che si giunga finalmente a quella soluzione cui gli uffici (nonostante le attuali ristrettezze economiche -altro problema da risolvere in sede nazionale- dell'ente) lavorano da anni, senza dover attendere i tempi della giustizia amministrativa e con tutte le incognite del caso. Questo nell'interesse del cittadino che a normativa vigente tutela il suo diritto di proprietario, ma anche - e soprattutto- dell'interesse pubblico che, dopo l'incidente di Barbaruta, ripropone con forza la necessità della realizzazione della "bretella verso il mare".

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (18 agosto 2018)


Vittorio Sgarbi propone di abolire il voto segreto in maniera tale che si sappia chi ognuno ha votato.
Riconosco a Sgarbi una grande arguzia e capacità comunicativa (il dritto), riconosco altresì la sua vena provocatoria che lo rendono una sorta di D'Annunzio dei giorni nostri (il rovescio).
Lo spunto di riflessione me lo dà questo secondo assunto. L'abolizione del voto segreto è e resta una provocazione. ogni democrazia moderna lo garantisce anche perché questo rappresenta un pilastro della libertà di scegliere i propri governanti. Non dire chi si è scelto è infatti oggi importate al pari della possibilità di scegliere.
Se però la provocazione di Sgarbi è una chiara polemica rivolta all'attuale esecutivo, una riflessione sulla democrazia la pone, quanto meno a livello teorico (ribadisco che è inapplicabile a mio giudizio sul piano pratico). La mia domanda, infatti, è se in una democrazia che si ritenga reale sia necessario il voto segreto.
Questo è il vero punto.
Se infatti, come sostengo in apertura, questo ne è un caposaldo, allo stesso tempo riconosco che in una democrazia in cui la polemica e - a volte - l'insulto lasciano spazio ad un reale dibattito, anche acceso, ma nel rispetto delle posizioni e delle opinioni altrui, il voto segreto non dovrebbe essere realmente necessario. Perché dunque una persona si dovrebbe celare proprio dietro la segretezza per nascondere ciò che realmente pensa? Se questo può rappresentare una difesa rispetto alla storia precedente, fatta di dittature o, nei casi migliori di oligarchie, oggi dovrebbe avere senso, o lo ha, se non si è realmente sicuri che la nostra opinione non ci possa causare dei problemi. Un pensiero che può sembrare contorto, ma che in realtà non lo è. Uno stato che rispetta i propri cittadini ed un popolo che, a sua volta, rispetta lo stato e le sue regole, dovrebbero permettere a tutti di esprimere un voto palese. Il motivo per cui questo si è assegnato è deve e restare libero e personale. Quando però quella che, detta da Sgarbi, è - e probabilmente resta- una provocazione diventerà realtà, forse potremo dire che la democrazia - in ogni parte del mondo- sarà tornata ad essere veramente tale.