domenica 30 settembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (11 settembre 2018)

Ho atteso a scrivere dell'11 settembre e dell'attacco alle Torri Gemelle. In realtà ho atteso 17 anni. Finora non lo avevo mai fatto.

Da un lato c'è che sono innamorato di New York e io l'ho conosciuta con le Twin Towers, tanto che in casa ho i poster della Grande Mela rigorosamente precedenti all'attacco (il dritto).
Dall'altro c'è il fatto che la piazza sottostante alle Torri Gemelle era uno dei miei luoghi preferiti, dove mi intrattenevo spesso per il pranzo e, dunque, per me l'attacco del 2001 è stato ancor più duro da digerire (il rovescio).
New York, per me, è sempre stata una meta, uno di quei viaggi sognati fin da bambino, tanto che per regalo di maturità chiesi un biglietto aperto tre mesi per gli States. Non attesi neppure di conoscere il risultato dell'esame. Lo seppi per telefono. A New York trascorsi due mesi conoscendola in tutte le sue sfumature, camminando da nord a sud di Manhattan, nei suoi quartieri più o meno poveri. C'erano però dei luoghi che conoscevo già in partenza e che si sono rivelati esattamente quelli che mi sarei aspettato: Central Park, l'Empire State Building e, appunto le Torri Gemelle. Tre realtà che toccavo praticamente ogni giorno. Della piazza sottostate alle Twin Towers, dove spesso sostavo all'ora di pranzo, mi incuriosivano sia per la loro maestosità, ma mi piaceva anche la fibrillazione della zona finanziaria, con tanti "white collars" - i colletti bianchi- che uscivano dal lavoro con il, loro panino e sostavano negli stessi punti Tutti con a cravatta rigorosamente spostata sulla spalla per non sporcarsi. Da lì a poco avrei iniziato l'università ed anche io mi vedevo, nel futuro, probabilmente come loro, impegnato in qualche ufficio e sempre di corsa.
Sono sincero, soffro di vertigini e non sarei mai salito da solo sulle Torri. Ci volle Vinnie (Linda Jo Pinto), uno dei parenti che mi ospitava per convincermi a salire fino agli oltre 400 metri del grattacielo. Vinnie è stato un Vigile del Fuoco, uno di quelli che qualche anno dopo sarebbero stati impegnati nei soccorsi. Nel corso degli anni mi ha sempre regalato le magliette delle stazioni in cui lavorava e le indossavo ben prima che i membri del NYFD diventassero degli eroi a livello mondiale. Maglie che custodisco gelosamente. Mi accompagnò e mi fece scoprire i segreti di questo luogo, all'epoca avveniristico. Mi ricordo ancora che parcheggiamo nei pressi della sottostante stazione dei Vigili del Fuoco che, miracolosamente, è rimasta intatta dopo i crollo.
Sto ancora cercando di capire che cosa sia realmente accaduto, come sia potuto accadere. Tutto resta un interrogativo che, a mio giudizio, fatica ancora ad avere una risposta chiara. Restano le vittime, i ricordi e una certezza: dopo l'11 settembre il mondo non è stato più lo stesso.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (9 settembre 2018)

Il Ministro Di Maio annuncia che entro l'anno ci sarà lo stop all'apertura domenicale dei centri commerciali, insorgono le catene della grande distribuzione, sono d'accordo la Cei, Confesercenti e non è contraria Confcommercio. Ci sarà da capire che cosa diranno i sindacati. Intanto, però, tra le gente il dibattito è destinato ad aprirsi.
L'apertura domenicale, secondo il ministro Di Maio, "sta distruggendo le famiglie italiane" (il dritto).
Pare che siano però 17 milioni le persone che approfittano della domenica e dei giorni festivi per fare la spesa e per dedicarsi allo shopping (il rovescio).
Come al solito, dunque, il buonsenso sarà (o sarebbe) determinante.
Personalmente non sono contrario alla liberalizzazione che fu imposta dal Governo Monti, ovviamente è fondamentale che le regole ed i bonus previsti per il lavoro festivo e domenicale vengano rispettati. In un momento di crisi, inoltre, non è neppure sbagliato garantire l'apertura nei giorni in cui ci può essere maggior affluenza di clienti. Testimonianza ne è il fatto che gli stessi centri commerciali si riempiono proprio in queste giornate. Grosseto ne è un esempio lampante.
Nel valutare la questione bisogna anche capire che cosa comporterà questa scelta. Sarà vero che senza le aperture domenicali e dei festivi sono a rischio il 30 per cento dei posti di lavoro, come sostiene qualcuno? Magari la cifra è alta, ma sicuramente un effetto negativo sull'occupazione ci sarà.
Da persona che, sin da quando ha scritto il primo articolo, ha quasi sempre lavorato la domenica posso dire che questo non mi ha mai creato problemi, almeno fino a che sono stato single. Non nego però che da quando ho famiglia le domeniche impegnate un po' di più mi pesano. E' questo infatti il momento in cui puoi programmare qualcosa insieme, in cui, soprattutto con la scuola aperta, ti puoi dedicare ai figli. Ciò detto quando scegli un certo lavoro sai che i festivi ed i fine settimane possono essere impegnati e, dunque, te ne fai anche una ragione.
Accanto a questo c'è anche il fatto che se le aperture domenicali garantiscono più posti di lavoro e questo vuol dire che, per le famiglie, ci sono maggiori opportunità.
Poi c'è l'altro aspetto: quante sono le professioni che prevedono il lavoro domenicale? Sicuramente molte e non per questo si propone di apportare alle stesse delle modifiche sostanziali.
C'è poi il paragone con l'estero dove, in molti casi, le liberalizzazioni sono a tutto tondo. Nel Nord Europa o in America è normale avere negozi aperti tutta la notte, dotati di tutti i mezzi di sicurezza, dove, magari, ad una certa ora si chiude la porta e con l'addetto che serve da una piccola finestra. Negozi h24 che lavorano sette giorni su sette.
Da qui la mia domanda: ma chi fa del commercio la sua professione e, dunque, accetta la libera concorrenza, non può decidere quanto e come stare aperto? E chi decide di lavorare con lui (se assunto rispettando tutte le regole) non compie una libera scelta? Ecco due quesiti che se uniti a quello che accade all'estero, mi spingono a capire più chi spinge per mantenere le liberalizzazioni rispetto a chi, invece, vorrebbe dire stop per legge, limitandole solo a poche domeniche all'anno.
E voi che cosa ne pensate?

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (8 settembre 2018)

Non nego che quando un piccola rubrica come questa porta a ragionare e discutere, ma anche a qualche risultato concreto, faccia piacere. Nei giorni avevo infatti cercato di stimolare un ragionamento sui nostri borghi partendo da Montepescali. Un dibattito che effettivamente è stato concreto.

Montepescali è stato visitato dal consigliere regionale della Lega -segretario dell'ufficio di presidenza- Marco Casucci. Qualche settimana fa aveva presentato una mozione in Regione di fronte alla segnalazione del degrado dell'antico manufatto. Ieri ha voluto toccare con mano la situazione visitando anche altri due gioielli del paese, il museo degli usi civici e la ristrutturata chiesa di San Niccolò (il dritto).
Da Tatti Plinio Cillerai ha lanciato alcune proposte per rivitalizzare un altro gioiello maremmano che, pur trovandosi nel comune di Massa Marittima, guarda alla pianura grossetana (il rovescio).
Ci sono stati altri interessanti spunti, come quello dell'ex consigliere regionale Giovanni Barbagli, attento alla realtà di Monticello, dell'ex presidente dell'Acquedotto del Fiora Claudio Ceroni, cinigianese, dell'avvocato Patrizio Galeotti, che dalla Puglia è sempre attento alla sua Braccagni, Nello Lolini che giustamente spera nella nascita di una Pro Loco ch unisca Braccagni e Montepescali, Giorgio Cipriani, che dell'antico Borgo segnala, soprattutto i pro, del viverci e Lorenzo Izzo, che dalla sua esperienza lancia idea per la valorizzazione turistica dei nostri borghi.
Penso di aver elencato tutti -mi scuso se mi sono dimenticato di qualcuno- perché molti spunti sono idee e testimonianze concrete per lo sviluppo del nostro territorio. Idee che possono essere a disposizione dei nostri amministratori. Tutti noi possiamo dare un contributo, al mondo della politica non resta che cogliere questi segnali, toccare con mano, provvedere con eventuali soluzioni. Forse non servono contributi, ma incentivi. In questo modo si può stimolare voglia di fare, fantasia e creatività. Solo così si possono avere nuove opportunità per la nostra terra e che vadano dal mare alla montagna.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (7 settembre 2018)

Lavori pubblici ed infrastrutture. Sono questi due temi che da quanto questa rubrica FB è nata hanno suscitato un dibattito sicuramente interessante, spesso costruttivo, per guardare al futuro del nostro territorio.
Quando si parla di infrastrutture lo sguardo volge spesso lontano dalla Maremma, a Roma o a Firenze, dove quelle strategiche vengono programmate (il dritto).
Quando si parla invece di lavori pubblici si guarda spesso al locale e, a causa dei tagli degli ultimi anni, tutti i comuni - e ancor di più le province- soffrono, indipendentemente dai loro colori politici. Con essi soffrono anche le manutenzioni (il rovescio).
Cerchiamo oggi di fare un ragionamento neutro su questi temi perché possano essere anche da ispirazione per coloro che, a tutti i livelli rappresentano i cittadini, partendo da una base: il gioco di squadra è sempre fondamentale per raggiungere i risultati. Della serie: giuste le appartenenze politiche e le diverse idee, ma quando si parla di territorio la bandiera è - e dovrebbe essere- unica. Troppe volte non facendolo (scusate se sono sempre ripetitivo su questo punto per me fondamentale) abbiamo visto fare scelte che hanno premiato altre realtà, che hanno lavorato compatte, rispetto alla nostra. Sotto questo aspetto riconoscere i meriti di chi agisce bene, anche se non la pensa come noi, dovrebbe essere cosa normale e non un'eccezione.
Partendo da questo assunto oggi voglio uscire dal dibattito, tanto importante quanto inflazionato, del Corridoio Tirrenico, della Due Mari o della Ferrovia Tirrenica. Voglio invece ragionare su quelle che sono le reti viarie e ferroviarie interne, le prime percorse ogni giorno da migliaia di mezzi, la seconda (mi riferisco alla linea Grosse-Siena-Firenze) che ha una grande potenzialità, ma inespressa.
La prima riflessione è questa. Tutti noi ci lamentiamo delle difficoltà di collegamento con Roma o con Firenze, ma più o meno sappiamo quanto tempo impiegheremo per percorrere i tragitto. Quanti però sanno quanto occorre per raggiungere Pitigliano o Sorano da Grosseto? O per arrivare a Castell'Azzara o a Semproniano? O per giungere a Montieri o a Monterotondo? E se uno dovesse ad esempio, attraversare la nostra provincia partendo proprio da Montieri per giungere a Pitigliano che strada dovrebbe fare e quanto impiegherebbe? Le risposte sono semplici: in molti casi è più facile raggiungere dal capoluogo Firenze o Roma che uno dei paesi della nostra provincia e per attraversare il nostro territorio spesso sappiamo quando si parte, ma non quando si arriva. In tutto questo entrano i lavori pubblici e le infrastrutture ricordando sempre che molte di queste strade hanno bisogno di manutenzioni. Quelle stesse che con i tagli alle Province, criticati anche di recente dal presidente di quella di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, così come avevano fatto i predecessori di centrosinistra, sono difficili - se non impossibili da realizzare.
Tagli che colpiscono anche i comuni che faticano a realizzare interventi anche minimi. Interventi che, se realizzati, di questi temi, rappresentano quasi grandi opere. Ecco allora che spesso la toppa viene salutata con grande enfasi, anche laddove servirebbe di rifare l'intero manto stradale.
Qui arrivo all'altra opportunità da sfruttare per la Maremma: la ferrovia che da Grosseto conduce a Siena ed a Firenze. Possibile che nel 1864 se ne siano intuite le potenzialità, tanto da inaugurarla, ed oggi la si considera una rete secondaria? Possibile che anche in questo caso si parta, ma non si sappia con certezza quando si arriva e che, se anche lo si sa, per raggiungere il capoluogo toscano si impieghi un tempo talmente lungo che, anche visti i costi dei trasporti, alla fine si preferisca l'auto, specie sfruttando i bassi costi della nuova tramvia fiorentina? Non potrebbe questa linea diventare una vera navetta veloce che garantisca in meno di un'ora di raggiungere Siena ed in meno di due Firenze? In questo caso, considerando anche la comodità del viaggiare in treno, sarebbe una soluzione veramente competitiva.
E' questa un'ipotesi assurda? A mio giudizio no, se ai treni rapidi si accostassero comunque quelli locali che fermano in tutte le stazioni. Basta guardare alle esperienze che esistono in giro per il mondo e prendere ispirazione. Un servizio è buono ed utile solo se efficiente, se invece è fatto giusto per dire che esiste e che si è attenti ai territori serve a poco.
Insomma io il mio sasso l'ho lanciato. Se qualcuno non l'ha mai fatto - o lo ha fatto solo in parte- gli consiglio un giro per le strade interne della Maremma. Non assicuro che si viaggi bene, ma di certo vedrete e conoscerete luoghi che meritano scoprendo borghi, castelli e un ambiente che, in molti casi, è unico.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (5 settembre 2018)

I beni culturali rappresentano un volano per il nostro paese ed un valore aggiunto per la nostra economia, anche locale.
Molti borghi medievali, piccole realtà che hanno una storia millenaria, rappresentano quei luoghi da valorizzare e da far rivivere dovendo combattere contro lo spopolamento (il dritto).
Il recupero di molti di questi paesi deve però passare per una politica nazionale e locale che favorisca i restauri e che permetta con opportuni contributi di farli vivere attraverso la creazione di esercizi commerciali e luoghi di aggregazione (il rovescio).
Tanti pensieri di questo tipo mi hanno accompagnato durante una delle mie passeggiate a Montepescali, il Falcone (ma anche Balcone) della Maremma. Un luogo dalle potenzialità inespresse, ma che rappresenta ancora oggi un esempio di architettura medievale. Un paese che, come molti altri in Maremma, sta perdendo abitanti e con una popolazione che, nonostante la vicinanza a Grosseto, registra un notevole invecchiamento. Un borgo in cui hanno chiuso i negozi e che vede i servizi garantiti da ambulanti che si fanno carico di vendere i generi di prima necessità.
Ne ho dunque approfittato per un piccolo reportage fotografico che fa scoprire un paese ben tenuto, con una forte identità, che ha delle emergenze architettoniche da salvaguardare, una su tutte le antiche Mura, l'altra il Museo che necessita di un restauro per renderlo di nuovo accessibile ai visitatori.
Se in alcuni tratti, le Mura, sono infatti ben tenute e il Baluardo (da cui si domina con lo sguardo la pianura fino al mare) rappresenta il luogo più bello (e qui do manforte ai residenti che chiedono a chi vi fa passeggiare i cani di portare con sé i sacchetti per gli escrementi), nel lato nord il rischio crolli, se non imminente è evidente.
È fondamentale dunque un piano di recupero che sia a sostegno anche dei privati i cui orti costeggiano la cinta muraria. Le Mura sono un bene comune e come tale dovrebbero essere considerate, indipendentemente dalle proprietà che queste attraversano.
Da qui la necessità di un forte intervento che coinvolga le amministrazioni locali, la Regione e lo Stato. Magari con l'aiuto dei grandi sponsor.
Anche sul museo i locali Usi Civici non possono e non devono essere lasciati soli. L'intervento è importante, ma tutela un piccolo gioiello di storia locale che custodisce anche la copia dell'ultima ghigliottina utilizzata in epoca lorenese.
Qualcuno suggerisce anche la possibilità di aprire al pubblico l'antica torre civica (il Campanone) per avere uno sguardo a 360 gradi sul territorio, dal mare alle colline, che sarebbe sicuramente "mozzafiato".
Tutto questo in un momento in cui va riconosciuto al Comune di Grosseto l'aver riscoperto Montepescali come un luogo di cultura, con iniziative che ne hanno coinvolto gli angoli più suggestivi.
Concludo con una domanda: ma quanti sono i gioielli di questa portata in Italia?
Tantissimi (provo a dare anche una risposta) e sono tutti luoghi delicati e da valorizzare. Basti pensare alla provincia di Grosseto dove se ne contano a decine. Da qui la necessità di sensibilizzare un grande piano nazionale per il recupero degli antichi borghi e che possa creare un nuovo volano per settori strategici, come il turismo, la cultura e l'edilizia.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (3 settembre 2018)

Con l'estate che sta volgendo al termine, portando con sé anche tutti gli eventi che, in Maremma, hanno allietato la bella stagione, ci apprestiamo a vivere un periodo autunnale/invernale in cui la cultura non va in vacanza. Proprio per questo, oggi, la nostra piccola rubrica FB, guarda ai beni culturali.
Nel luglio scorso il Fai (Fondo Ambiente Italiano) ha lanciato anche a Grosseto la campagna sui "luoghi del cuore". Tanti sono annoverati in provincia, ma due sono quelli su cui si è posta l'attenzione: Ponte Tura, alle porte del capoluogo, e la Cripta San Salvatore di Giugnano, nel comune di Roccastrada (il dritto).
Sostenere questi luoghi non costa nulla, ma farlo può avere un grande valore, anche economico, consentendo di poter ottenere le risorse stanziate dal Fai e recuperare due luoghi tanto suggestivi, quanto bisognosi di un intervento di recupero importante (il rovescio).
Va dato atto al Fai presieduto a Grosseto dall'architetto Giovanni Tombari, coadiuvato da uno staff molto preparato, di aver lavorato molto negli ultimi tempi per far scoprire ai maremmani luoghi importanti della nostra realtà che, spesso, erano sconosciuti. Va dato anche atto che la scelta di Ponte Tura e della Cripta di Giugnano sia quanto mai azzeccata. Per varie ragioni.
Ponte Tura è un simbolo della Maremma, ben noto ai "vecchi" grossetani con la sua Steccaia. Fu da lì che gli ingegneri lorenesi dettero il via alla bonifica per colmata prosciugando il vecchio Lago Prile ridotto ormai ad un acquitrino e rendendo quelle acque salmastre e covo di malaria un terreno fertile, da cui nascono prodotti importanti della terra ed eccellenze che si stanno affermando in tutto il mondo. Un luogo, Ponte Tura, da scoprire per chi non lo avesse già fatto e con un fascino che resta immutato nel tempo.
La cripta di San Salvatore di Giugnano, ai piedi di Roccastrada, rappresenta un altro luogo di grande fascino e mistero. Vive ancora, praticamente sotto terra in un'area boscata, la cripta romanica dell'antico monastero. Sorge su un'area privata, ma visitabile da parte di chi vuole uscire per qualche minuto dal tempo e ritrovarsi in una di quelle storie che rievocano il Medioevo, o che, almeno a me, riporta agli "atri muscosi" ed ai "fori cadenti" descritti dal Manzoni nell'Adelchi.
Due luoghi diversi per epoca e per tipologia che, però, hanno una loro valenza. Due luoghi che rappresentano la storia della nostra terra, una storia che esiste e che è preziosa. Non avremo le grandi città d'arte, ma abbiamo ancora delle realtà suggestive e, per noi, importanti. Lo è l'opera lorenese che qui è ancora intatta e che rappresenta anche la nostra "rivoluzione industriale" intesa in senso lato. Non è un caso che se a Grosseto si bonificava, a Follonica nascevano le fonderie leopoldine che stanno tornando all'antico splendore. Ma anche il Medioevo ha un suo perché e poco distante dalla cripta di Giugnano domina il Castello di Montemassi che è ancora oggi la più conosciuta "fotografia" del Medioevo giunta fino a noi -ed in tutto il mondo- grazie al talento pittorico di Simone Martini.
Insomma in questi giorni si rincorrono, anche sui quotidiani nazionali, gli appelli da parte di personaggi famosi a sostegno dei "loro" luoghi del cuore. Navigando in internet ho notato come Ponte Tura e la Cripta di Giugnano siano molto lontani da quelli più famosi, ma comunque tra il web e la raccolta firme che è sempre possibile - e gratuita- si può arrivare a quel sostegno fatto di 2000 cittadini per permettere loro di accedere ai bandi. Si tratta di una grande occasione per il recupero di queste due affascinanti strutture. Non saranno famosi, ma sono preziosi, non avranno grandi testimonial, ma potrebbero avere un territorio pronto a far scudo attorno ai suoi beni culturali.
Basta votare su www.iluoghidelcuore.it e sperare che la battaglia partita a luglio, il 30 novembre abbia avuto successo. E se non dovesse ricevere i finanziamenti, un successo della campagna, potrebbe comunque far accendere i riflettori su luoghi che, ad ogni maremmano, dovrebbero stare veramente a cuore.
Per questo mi appello alle istituzioni maremmane dal sindaco e presidente della provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna con la sua giunta, dal primo cittadino di Roccastrada Francesco Limatola, con i suoi assessori, dal senatore Roberto Berardi, agli onorevoli Mario Lolini ed Elisabetta Ripani, ai consiglieri regionali Leonardo MarrasMarco Casucci (che seppur non eletto qui si sta dimostrando attendo alle esigenze della Maremma), ai partiti politici, alle associazioni culturali, ai singoli cittadini, a sostenere i nostri luoghi, a farlo quotidianamente e costantemente. Perché è solo recuperando la nostra storia che possiamo rafforzare la nostra identità ed essere più forti, uniti e compatti anche all'esterno della nostra provincia.

IL DRITTO E IL ROVESCIO 🎾 (1° settembre 2018)

Skywork porta i libri in tribunale, in Svizzera si discute e sono a rischio due aeroporti, ma la vera polemica scoppia in Maremma.
Il vettore elvetico decide di lasciare a terra undicimila persone e di sospendere i voli sulle 20 tratte attivate (il dritto).
In Maremma scoppia dopo poche ore una polemica (soprattutto tra i militanti) che, alla fine, non sembra altro che l'ennesimo scontro tra tifoserie (il rovescio).
L'aspetto dibattito che si sviluppa in Maremma dimostra come, ancora una volta, siamo ben lontani dall'azione comune che servirebbe per lo sviluppo del territorio. Eppure era stata proprio grazie ad un'azione congiunta tra Seam, Camera di Commercio, Provincia, Regione, Aeronautica ed altri soggetti più o meno istituzionali che lo scalo civile aveva potuto giocarsi la sua nuova occasione con i voli di linea attraverso la tratta per Berna. Una possibilità che aveva condotto ad una nuova conquista per il nostro territorio ed una nuova concessione da parte dell'Aeronautica Militare, cioè l'aumento delle ore dedicate ai voli civili. Conquista non da poco per uno scalo inserito in uno dei più importanti aeroporti militari italiani. L'occasione offerta da Skywork è stata una grande possibilità ribadita dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e forse - sempre con il senno di poi e non sul momento perché l'opportunità superava quella rappresentata dal reale valore della tratta Grosseto-Berna - celebrata con grande (troppa?) enfasi mediatica,come sostenuto dal consigliere regionale Leonardo Marras. Questo a testimonianza di un evento su cui, evidentemente, Provincia, a trazione centrodestra, e Regione, targata centrosinistra, si sono spese in prima linea.
A chi giova dunque la polemica? Sicuramente a nessuno se non solo per sostenere il classico "io l'avevo detto". Se è facile citare oggi Il Sole 24 Ore che aveva parlato delle difficoltà di Skywork in tempi non sospetti, c'è l'articolo di Repubblica che proprio ieri ricorda come due aeroporti elvetici avessero puntato proprio su questo vettore per il loro futuro: Berna, ma soprattutto Lugano che rischia di subirne le conseguenze maggiori. Questo per dire che se in Maremma si può a ragion veduta sostenere che questa è stata un'opportunità, in Svizzera, dove la compagnia la conoscevano bene, rischia di essere una sventura.
Allora mi domando ancora: perché dividersi? Perché utilizzare tutto questo per indebolirsi sempre di più, anziché riprendere quel percorso unitario per fare in modo che i voli di Skywork rappresentino un precedente virtuoso? Perché non guardare a realtà vicine in cui, pur nelle contrapposizioni, nel nome della città e della propria terra le varie forze politiche marciano compatte e ottengono di più di noi approfittando delle divisioni che troppo spesso qui si creano?
L'appello è dunque a tornare a marciare uniti, analizzare serenamente gli errori commessi nelle valutazioni, ma ritrovare quella compattezza che di fronte alla richiesta di Skywork aveva portato ad ottenere il risultato di avere i voli di linea al Baccarini. Da qui tornare poi a progettare il futuro di questa infrastruttura che, non dimentichiamolo mai, ha il difficile compito di far convivere le esigenze dello scalo civile con le priorità del militare e della difesa del territorio italiano.