mercoledì 2 gennaio 2019

IL DRITTO E IL ROVESCIO (02 gennaio 2019)

Imperversa in Maremma la polemica sugli appalti pubblici senza gara con la soglia innalzata, con la Manovra, da 40 a 150mila euro. 

Da un lato c'è chi, come il Pdcin il segretario provinciale Gesuè Ariganello, denuncia il rischio che l'assegnazione diretta può comportare, anche in termini di infiltrazioni malavitose. Timori ripresi anche dal capogruppo in consiglio regionale Leonardo Marras (il dritto).
Dall'altro il sindaco e presidente della Provincia di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e la Lega, con l'onorevole Mario Lolini ed il segretario Andrea Ulmi, che parlano di una misura positiva per l'economia locale (il rovescio).

La battaglia chiaramente è tutta politica con lo scontro a distanza tra Ariganello e Vivarelli Colonna. Occorre però valutare la misura in termini di impatto che avrà sull'economia locale che punta molto sul comparto edile e sul suo indotto.
 Personalmente sono favorevole ad un'innalzamento della soglia. Non lo dico per superficialità o perché non ravvisi rischi, ma per una questione pratica. Le soglie basse ed il sistema del sorteggio hanno penalizzato le imprese locali e non sempre hanno premiato le aziende migliori. Un grido di allarme che è stato lanciato spesso dalle associazioni di categoria locali ed una problematica che molti sindaci hanno toccato con mano. Questo senza aggiungere che innalzare la soglia rende anche la procedura più snella. Tutti possono essere d'accordo che laddove si amministri la cosa pubblica in maniera non corretta si potrebbero favorire le aziende "amiche" o, peggio, l'infiltrazione malavitosa. C'è un però. Di fronte ad un rischio e di fronte a tanti amministratori seri e funzionari che si caratterizzano per rettitudine morale è giusto frenare le varie amministrazioni e, con loro, l'intero Paese? E' giusto penalizzare gli onesti per colpire i disonesti? Nelle mie esperienze di vita all'estero, nel Nord Europa ed in America, quello che mi ha reso la vita più facile, e che mi ha colpito, è stata, oltre alla scarsa burocrazia, il fatto che chi ti trovavi di fronte partisse sempre nei tuoi confronti dalla "presunzione di onestà". Non che i disonesti mancassero, ma proprio partendo da questo assunto, quando si palesano e vengono individuati sono colpiti in maniera dura. In Italia si parte spesso dalla "presunzione di disonestà" e questo è stato uno dei grandi freni del nostro Paese. Nessuno chiaramente nega che la corruzione sia una piaga della Penisola e che vada combattuta e, possibilmente, non alimentata, così come le infiltrazioni malavitose, ma questo rischio, seppur in alcune zone elevato, deve essere il freno di comparti importanti della nostra economia? E soprattutto gli imprenditori locali, specie quelli che si distinguono per serietà, devono essere penalizzati da norme che, in troppi casi, per ovviare ad un problema ne hanno causato un altro? Io credo di no. Credo che ci debbano essere dei controlli seri e che chi non rispetta le regole, o peggio delinque, debba essere punito, ma di fronte a problematiche che vengono sollevate dal mondo delle imprese e dalle problematiche incontrate dalle amministrazioni sia giusto semplificare e, soprattutto, ripartire dalla fiducia. Sono sicuro che da tutto ciò possano trarne vantaggio gli amministratori (di ogni colore politico), gli imprenditori, ma anche i cittadini contribuenti.

giovedì 27 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (27 dicembre 2018)

Sono giorni di festa in Italia e lo sguardo è chiaramente rivolto a quello che sarà il futuro del nostro Paese. E qui la domanda trova una non facile risposta.

La manovra approvata dal Governo darà gli effetti sperati? (il dritto).
La manovra avrà invece gli effetti infausti denunciati dai suoi oppositori? (il rovescio).

Personalmente non so dare una risposta nel concreto, la manovra la sto iniziando a leggere adesso. So però quello che vorrei io: come sempre che abbia ragione il Governo in carica che, chiaramente, annuncia sempre che la legge appena licenziata avrà gli effetti sperati. Questa è sempre stata una mia idea indipendentemente dall'esecutivo in carica.
Ovviamente da una prima lettura ci sono temi condivisibili ed altri che lasciano qualche perplessità. Mi sarebbe piaciuta una manovra con più investimenti e meno spot, tipo il "reddito di cittadinanza" e "quota 100" che, alla fine, sono stati decisamente depotenziati. Questo non perché ne sia un oppositore, ma perché credo che scelte di questo tipo, se si effettuano, devono essere ben supportate e non diventare solo un modo per salvare la forma senza intervenire con decisione sulla sostanza. Insomma se il Governo credeva in questi due pilastri della propria azione avrebbe dovuto portarli avanti con decisione anche di fronte alla Ue. 
 Detto questo io però preferisco guardare nel concreto e, in questo caso al mio territorio. Personalmente sono favorevole all'estensione dell'assegnazione diretta degli appalti fino a 150mila euro. Non perché non voglia vedere i casi di corruzione che ci sono stati, ma perché voglio credere nella buona fede di tanti sindaci e funzionari degli enti locali. Una norma che porta a guardare nuovamente alla qualità delle imprese che partecipano alle gare con un occhio rivolto, magari, a quelle locali che sono conosciute e che possono dare garanzie. 
Sulla questione infrastrutture, io sono favorevole sia al Tap che alla Tav. Dunque confido che queste due opere strategiche vengano portate a compimento. Spero però che il 2019 possa essere anche l'anno in cui si andrà in appalto con gli ultimi due lotti della Grosseto-Siena e che si dia una risposta sul Corridoio Tirrenico, con l'adeguamento dell'attuale Aurelia che sembra aver messo tutti d'accordo. Sinceramente mi piacerebbe vede un Governo coraggioso e che sulla Tav pensi anche al tratto Torino-Genova Roma. Sarebbe importante anche per il nostro territorio. Chiaramente non voglio chiedere troppo. Credo che una problematica, almeno per adesso, sia stata risolta per i balneari con la proroga di 15 anni per le concessioni agli stabilimenti balneari, questo in attesa di una soluzione definitiva., Si tratta di una componente importante della nostra economia turistica. Mi piacerebbe rivedere le Province operative. Pare che avranno qualche possibilità di spesa in più, ma occorrerebbe annullare la Legge Del Rio e riportare questi enti all'antico splendore. Non dimentico poi gli investimenti in sanità, ricerca, cultura ed istruzione. Sono tutti settori per me strategici. I dubbi, dunque, ci potranno essere, ogni manovra non sarà perfetta, ma come sempre io continuo a sperare che possa dare dei buoni risultati per il Paese, cioè per tutti noi. 



martedì 18 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (18 dicembre 2019)


Le classifiche sono tutte discutibili. Quanti di noi non cambierebbero Milano con la Maremma? Probabilmente molti, se qui avessero le opportunità di vivere e lavorare. Questa è una riflessione che diventa immediata dopo la pubblicazione della classifica de “Il Sole 24 Ore” sulla qualità della vita.

La Maremma, d'altra parte, vive un momento di crisi economica, ma anche di trasformazione a livello di società, registrando, ad esempio, delitti che fino a poco tempo fa erano sconosciuti (il dritto).
La qualità della vita indicata da “Il Sole 24 Ore” considera molti parametri che si sposano con le opportunità ed è evidente che alcune realtà sotto questo aspetto sono avanti rispetto al nostro territorio (il rovescio).

Inutile nasconderci: che anche noi maremani, spesso, ci lamentiamo della nostra terra e vorremmo che offrisse tante opportunità in più. Negli ultimi tempi, poi, i campanelli d'allarme sono suonati da più parti. Il presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda da mesi lancia l'appello a creare un tavolo che garantisca le giuste sinergie per una ripartenza. Il segretario della Cgil Claudio Renzetti è stato ancor più esplicito nel ricordare che se la situazione continuerà così in futuro la Maremma sarà destinazione di pensionati, perdendo invece la gran parte della sua popolazione giovanile.
Insomma che la situazione non fosse così rosea è evidente. Lo è ancor di più il fatto che occorre dare una svolta. Il sindaco di Grosseto e presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha toccato un altro tasto, la differenza di velocità tra il capoluogo – e aggiungerei la costa- e l'interno. Purtroppo è un'altra verità. La provincia di Grosseto è vasta, scarsamente abitata e, soprattutto, ha ampi territori in cui le opportunità di lavoro scarseggiano. Insomma tutta la fascia collinare soffre, soprattutto quella lontana dai centri principali. In tutto questo la riforma delle province ha penalizzato quella grossetana, in un momento in cui un ente intermedio di grande importanza avrebbe aiutato, con il suo coordinamento, a mantenere alta la qualità della vita sul territorio. Sarà infatti un caso che dopo Grosseto è crollata in classifica?
Insomma urge fare squadra, se non da subito – come sarebbe opportuno- almeno da dopo giugno, quando la campagna elettorale per le europee sarà conclusa e quando si sarà votato per più della metà della amministrazioni locali. Da quel momento non ci saranno più scuse: il territorio dovrà unirsi e trovare soluzioni. Altrimenti la classifica ci penalizzerà sempre di più.
Ma la domanda resta: quanti di voi preferirebbero vivere a Milano anziché in Maremma?

lunedì 10 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (10 dicembre 2018)

Cosa succede sul fronte europeo? Una domanda che non ci possiamo non porre di fronte a quello che, da qui a pochi giorni, potrebbe accadere in tutto il continente.

In Italia si attende la chiusura della manovra e l'incontro Conte-Juncker e la domanda è se veramente la rottura si registrerà per pochi decimi di punto (il dritto).
In Europa però sono ore decisive per la Brexit ed in Francia Macron deve fare i conti con i gilet gialli (il rovescio).

Insomma se da noi ci piace vedere tutto il male in casa nostra, basta aprire lo sguardo alle altre realtà per vedere che non stanno meglio di noi.
 Da qui la mia riflessione.
 Davvero l'Europa decide di far partire una procedura d'infrazione contro l'Italia per uno 0,2% di rapporto deficit/pil con il rischio che questo vada ad alimentare il fuoco degli "eurocritici"? Credo che al di là del contenuto specifico si vada a prendere un bel rischio, soprattutto di fronte a passaggi cruciali che riguardano l'Unione.
 Da un lato la May si gioca tutto sulla Brexit. Se Westminster dovesse bocciare l'accordo che cosa accadrà? Si andrà a nuove trattative? Si andrà ad un nuovo referendum? Oppure ci sarà un'uscita senza accordo che rappresenterebbe un disastro diplomatico, prima ancora che economico, anche per la Ue? Una domanda che non può lasciare indifferenti.
 Ed in Francia Macron che fu celebrato come la riscossa degli europeisti, vede mettersi Parigi a ferro e fuoco dai gilet gialli (talmente di destra come li voglio dipingere, che molti di loro sfilavano sventolando Che Guevara, sintomo che ormai nelle difficoltà i tradizionali schemi di appartenenza novecenteschi sono saltati). Soprattutto, sono gli stessi intellettuali parigini che, in questo momento, stanno scaricando sempre di più il Presidente che loro stessi avevano osannato fino a pochi mesi fa.
 In tutto ciò si inserisce l'Italia, con una manovra in cui il Governo ha accettato di trattare limando alcuni punti, ma senza voler cedere su altri. Al 2% di rapporto debito/pil l'accordo sembra praticamente certo, ma l'esecutivo italiano non vuole cedere sotto al 2,2%. Che cosa  farà l'Europa, di fronte a quanto sta accadendo in tutta l'Unione, farà scattare una procedura d'infrazione facendo un grande assist al fronte dei cosiddetti "sovranisti"?
 Una debolezza di Bruxelles che, evidentemente, qualcuno in Italia ha capito e che la rende sicuramente meno isolata di quanto si voglia far pensare. Perché dalle elezioni di maggio in poi gli schemi potrebbero cambiare e la partita sembra solo essere di attesa. Da qui la sensazione che, forse, il distacco tra la Commissione, alcuni governi, ed i popoli sia troppo ampia per poterla ridurre solo a pochi decimali. 
Le regole ci sono e vanno rispettate. Ma quelle regole sono state poste e scritte in periodi in cui l'economia tirava, oggi le cose sono ben diverse ed andrebbero cambiate. Altrimenti saranno sempre di più i Governi che, parafrasando il poker, si giocheranno l'intero piatto a costo di metterci sopra, credibilità e futuro dei loro paesi.

lunedì 3 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (03 dicembre 2018)

La Maremma fatica ad uscire dalla crisi, ma le divisioni continuano. Le opportunità potrebbero finire finire altrove e noi rischiamo di non agganciare - quando sarà reale- l'uscita dalla crisi. Di questo si dibatte e, forse, è meglio che tutti insieme si rifletta su quanto sta accadendo.

Da un lato ci sono le infrastrutture che sono ferme al palo, come denunciato di recente dall'Onorevole Lolini riguardo al Corridoio Tirrenico (il dritto).
Dall'altro ci sono settori e dibattiti delicati (geotermia e inceneritore di Scarlino) su cui si deve discutere, riflettere e decidere (il rovescio).

Purtroppo l'allarme lanciato, documenti alla mano, dall'onorevole Lolini sul Corridoio Tirrenico è reale e giunge dopo le parole rassicuranti del capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Giannarelli che si è attivato con il Ministero delle Infrastrutture.
 Mi soffermo ai documenti di Mario Lolini che fotografano la situazione attuale: un iter fermo al dicembre 2017 e zero risorse stanziate sul tratto a sud di Grosseto da parte di Anas. Eppure tutto alla fine della scorsa legislatura sembrava fatto, anzi, con il precedente Governo, individuata una soluzione di adeguamento dell'Aurelia a quattro corsie, molti erano convinti che ormai quanto promesso fosse cosa fatta e, dunque, mancasse solo il via all'iter burocratico. Invece non è così e la risposta di Anas all'onorevole Lolini rappresenta una doccia fredda in più per tutto il territorio. Qui, dunque, le forze devono unirsi, al di là delle colpe da scaricare. I cittadini ne hanno abbastanza di promesse e vogliono i fatti. Mario Lolini, da parlamentare di maggioranza si attiverà, così come siamo certi che il M5S farà nei confronti del ministro Toninelli. Ma anche le altre forze politiche dovranno farlo con i propri rappresentanti. A questi dovranno aggiungersi anche la associazioni di categoria, la Camera di Commercio, i sindacati e chiunque altro possa dare il proprio contributo. Marciare compatti vuol dire avere maggiori possibilità di raggiungere l'obiettivo. Un'Aurelia adeguata non è solo un'opportunità ed una necessità per la Maremma, ma anche un'opzione in più per chi viaggia da nord a sud della Penisola che potrà farlo in sicurezza.
In questi giorni altri due temi hanno tenuto banco. La grande manifestazione pro geotermia e le vicende dell'inceneritore di Scarlino. 
La geotermia è l'oro delle zone boracifere, non le rende marginali e permette ai giovani di rimanere sul territorio. E' una geotermia quasi naturale, visto che i soffioni ci sono da sempre, diversa da quella dell'Amiata su cui si può e si deve ragionare, ma che rappresenta comunque un'opportunità per l'intero comprensorio. L'Italia in questo settore insegna al mondo ed Enel Green Power controlla, grazie al suo know how, il grosso del settore nell'intero pianeta. E' evidente che per le nostre realtà, alcune delle quali - come i comuni geotermici posti al confine tra le province di Grosseto, Pisa e Siena- vivono grazie a questa risorsa da oltre un secolo, diventando prioritaria ed un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Anzi potremmo dire da difendere in tutti i modi. Sull'Amiata chiaramente occorrono le giuste garanzie, ma non si può sentire sempre e solo un'unica campana, bisogna valutare tutto e tirare le giuste somme.
 Così è anche per l'inceneritore di Scarlino su cui la Regione sembra aver fatto una scelta. Il dibattito va avanti da tanti, troppi, anni, ed una decisione definitiva va presa. Se la strada è segnata più che continuare a dire no ad ogni costo occorrerebbe che, da parte del territorio giungessero delle proposte. A Brescia il termovalorizzatore garantisce una percentuale molto alta di energia a basso costo ai cittadini attraverso il teleriscaldamento. Non potrebbe essere un'opportunità anche per le popolazioni che insistono nell'area della piana di Scarlino e Follonica? Accanto a questo è giusto non abbassare la guardia sulle emissioni: devono essere nei limiti di legge e deve essere consentito un monitoraggio costante e continuo. Anche questa è sicurezza e attraverso ciò il cittadino può essere garantito. 
Insomma ci sono partite in ballo importanti, ma il territorio deve marciare compatto e proporre, per far sì che le scelte non vengano solo subite, ma che lo veda protagonista anche nella fase di realizzazione e gestione. 

domenica 25 novembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (25 novembre 2018)

Imperversa la battaglia dei pini a Grosseto. Da alcuni giorni, in concomitanza con gli abbattimenti delle piante si scatenano, da parte di alcuni cittadini, le polemiche.
I pini, negli ultimi anni hanno sempre fatto discutere. C'è chi li vuole tutelare e chi, invece, li ritiene pericolosi per auto e pedoni, ma anche pericolanti (il diritto).
Il pino è sicuramente un patrimonio, anche visivo, del nostro territorio, ma effettivamente la sua presenza nelle moderne città va pensata e ripensata (il rovescio).

Diciamolo in maniera chiara e netta: a chi non dispiace l'abbattimento di piante maestose e che, da decenni, siamo abituati a vedere a Grosseto, come quelle di via Telamonio, via Caravaggio o via Mascagni? Sicuramente a tutti, perché danno a Grosseto l'aria di città di mare e vederla senza di loro, invece, dà la sensazione della perdita di qualcosa di familiare.
Detto questo, però, va fatta una riflessione. I pini che vengono abbattuti (al di là del loro stato di salute) sono compatibili con la Grosseto attuale? E qui giungono le domande che, personalmente, seppur a malincuore, mi fanno propendere dalla parte del no. Anche a livello politico la scelta è stata trasversale. Con la giunta Bonifazi si è iniziato con gli abbattimenti, con quella Vivarelli Colonna si prosegue e nel dibattito, almeno a livello politico, grandi polemiche non ci sono. Le proteste vengono lasciate a gruppi di cittadini.
Faccio una confessione: quando a Braccagni si parlò dei pini di via Sgarallino in un'assemblea pubblica fui tra quelli che ne chiesero l'abbattimento. Chi mi conosce sa quanto sia legato alla natura, ma ci sono dei limiti. In quel caso la strada stava diventando pericolosa per i mezzi a motore, le biciclette e per i pedoni e la scelta drastica era inevitabile. Eppure quei pini li avevo sempre visti, ho le foto da piccolo con loro sullo sfondo, però non ebbi dubbi sulla scelta e così i miei compaesani che, di fronte a quella decisione - e anche ai timori della passata amministrazione- non si sono opposti.
A Grosseto la penso allo stesso modo: ben vengano i pini dove possono starci, tipo nei parchi pubblici, ma è inevitabile il sì agli abbattimenti lungo le strade e le arterie principali. Il forte vento delle passate settimane, con molte cadute di alberi, mi hanno convinto ancor di più nella mia scelta. Così come sostenni, a suo tempo un'altra scelta sicuramente dolorosa, come quella dell'abbattimento dei platani di via della Pace. 
Gli alberi lungo le strade, un tempo, quando si viaggiava a piedi, sui carri, o in bicicletta, avevano un senso, non tanto estetico, quanto pratico: permettevano a chi viaggiava di ripararsi dal sole. Con i moderni mezzi, purtroppo, nonostante si decida di regolamentare la velocità sono portatori di pericoli. Questo non può essere nascosto. E qui subentra una questione anche etica, oltre che di pubblica utilità: meglio una vita umana o quella di un albero? Io non ho dubbi sulla scelta. 
Fatto questo ragionamento, giunge il successivo: le piante vanno chiaramente sostituite e l'amministrazione ha assicurato che ciò avverrà. E' evidente che anche questo dovrà portare all'installazione di alberi che ben si sposano con una realtà come quella di Grosseto. Piante che possano stare al fianco delle strade, garantire un po' di ombra ai pedoni, ma che non creino pericoli. Il piano fu presentato qualche tempo fa ed i cittadini dovranno aver cura di controllarne l'applicazione.
Il pino, purtroppo, resterà nelle cartoline d'epoca, ma è una scelta per me necessaria, per quanto dolorosa. Nel rispetto delle opinioni di chi non la pensa come me. 

lunedì 19 novembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (19 novembre 2018)

La politica sta cambiando, forse è cambiata già da tempo e molti stentato ad adeguarsi ai nuovi ritmi ed alle nuove richieste dei cittadini. 
E' difficile dire se quanto sta avvenendo a livello di politica locale e nazionale possa dare risultati migliori, questo ce lo dirà solamente il tempo (il dritto).
Di sicuro c'è che analizzando quanto sta mettendo in campo il nuovo Governo, ma anche alcune amministrazioni locali, siamo di fronte ad una rottura, o almeno ad un tentativo di rottura, con il passato (il rovescio).

Personalmente non mi addentro in previsioni che non mi competono e che sono difficili da fare. Leggo e mi informo e vedo che mai come questa volta, in Italia, ci sono due schieramenti ben distinti di persone qualificate che hanno titolo a parlare. C'è chi sostiene che questa rottura, imposta almeno in Europa, sia "troppo una rottura" e chi, invece, dall'altro lato ritiene che la strada imboccata sia quella giusta. Fuori dal nostro Paese le posizioni, sono ovviamente varie ed anche lì c'è chi sostiene posizioni diverse, anche perché mollare la presa sull'Italia, vorrebbe dire ammorbidire le attuali posizioni rigide anche su altri paesi.
Qui, però, c'è un'altra riflessione da fare e mi sembra, in una fase di analisi, sia giusto proporla.
 L'Italia resta veramente sola e isolata o siamo in un contesto geopolitico e, dunque, internazionale, in cui ci sono dei grandi cambiamenti?
 Al momento potrebbe sembrare che il nostro Paese sia isolato in Europa, soprattutto con pressioni che vengono da quei paesi euroscettici che, in teoria, dovrebbero aiutarlo. Questa, però, non è una sorpresa, perché molti di questi sono "sovranisti" nel vero senso della parola. L'Italia a mio giudizio è "diversamente europea", nel senso che Lega e Movimento Cinque Stelle hanno una visione distante dall'attuale Ue.
 Ci sono però due posizioni forti a livello internazionale che, potrebbero diventare tre, quelle di Trump, di Putin e della Cina. Gli Stati Uniti si stanno chiudendo in loro stessi, proteggendo i loro interessi ed il loro mercato. La Russia sta guardando con interesse al Mediterraneo, fatto testimoniato dall'invasione della Crimea e da un'influenza che sta aumentando su un altro paese emergente dell'area, cioè la Turchia. C'è poi la Cina che ha investito molto sulla Grecia e che sta guardando all'Africa. Tutte però sembrano agire in chiave anti Ue, capendo che è proprio con divisioni che si accentuano che loro possono avere grandi vantaggi. Una strategia che a Bruxelles, molti, evidentemente non hanno capito o, meglio, vogliono far finta di non capire.
Qui giunge dunque una mia seconda riflessione: ma in questo momento è l'Italia ad essere isolata o l'Unione Europea, che è formata da troppi interessi particolari e che si pone sul mercato non come un soggetto unico, ma come una sorta di ammucchiata, in cui, alla fine, Francia e Germania sembrano fare i propri interessi? E soprattutto che cosa accadrà dopo il 25 maggio quando indubbiamente le forze sovraniste (ritorna questa definizione che a me piace poco) rappresenteranno un ago della bilancia importante, sia nel Parlamento che nella Commissione (i commissari ricordiamolo sono nominati dai Governi e di euroscettici adesso ce ne sono)?
Insomma l'Italia, al di là delle singole posizioni politiche, non può essere decontestualizzata da un equilibrio politico internazionale che sta cambiando e solo in base a questo se ne potranno prevedere gli sviluppi futuri.