lunedì 10 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (10 dicembre 2018)

Cosa succede sul fronte europeo? Una domanda che non ci possiamo non porre di fronte a quello che, da qui a pochi giorni, potrebbe accadere in tutto il continente.

In Italia si attende la chiusura della manovra e l'incontro Conte-Juncker e la domanda è se veramente la rottura si registrerà per pochi decimi di punto (il dritto).
In Europa però sono ore decisive per la Brexit ed in Francia Macron deve fare i conti con i gilet gialli (il rovescio).

Insomma se da noi ci piace vedere tutto il male in casa nostra, basta aprire lo sguardo alle altre realtà per vedere che non stanno meglio di noi.
 Da qui la mia riflessione.
 Davvero l'Europa decide di far partire una procedura d'infrazione contro l'Italia per uno 0,2% di rapporto deficit/pil con il rischio che questo vada ad alimentare il fuoco degli "eurocritici"? Credo che al di là del contenuto specifico si vada a prendere un bel rischio, soprattutto di fronte a passaggi cruciali che riguardano l'Unione.
 Da un lato la May si gioca tutto sulla Brexit. Se Westminster dovesse bocciare l'accordo che cosa accadrà? Si andrà a nuove trattative? Si andrà ad un nuovo referendum? Oppure ci sarà un'uscita senza accordo che rappresenterebbe un disastro diplomatico, prima ancora che economico, anche per la Ue? Una domanda che non può lasciare indifferenti.
 Ed in Francia Macron che fu celebrato come la riscossa degli europeisti, vede mettersi Parigi a ferro e fuoco dai gilet gialli (talmente di destra come li voglio dipingere, che molti di loro sfilavano sventolando Che Guevara, sintomo che ormai nelle difficoltà i tradizionali schemi di appartenenza novecenteschi sono saltati). Soprattutto, sono gli stessi intellettuali parigini che, in questo momento, stanno scaricando sempre di più il Presidente che loro stessi avevano osannato fino a pochi mesi fa.
 In tutto ciò si inserisce l'Italia, con una manovra in cui il Governo ha accettato di trattare limando alcuni punti, ma senza voler cedere su altri. Al 2% di rapporto debito/pil l'accordo sembra praticamente certo, ma l'esecutivo italiano non vuole cedere sotto al 2,2%. Che cosa  farà l'Europa, di fronte a quanto sta accadendo in tutta l'Unione, farà scattare una procedura d'infrazione facendo un grande assist al fronte dei cosiddetti "sovranisti"?
 Una debolezza di Bruxelles che, evidentemente, qualcuno in Italia ha capito e che la rende sicuramente meno isolata di quanto si voglia far pensare. Perché dalle elezioni di maggio in poi gli schemi potrebbero cambiare e la partita sembra solo essere di attesa. Da qui la sensazione che, forse, il distacco tra la Commissione, alcuni governi, ed i popoli sia troppo ampia per poterla ridurre solo a pochi decimali. 
Le regole ci sono e vanno rispettate. Ma quelle regole sono state poste e scritte in periodi in cui l'economia tirava, oggi le cose sono ben diverse ed andrebbero cambiate. Altrimenti saranno sempre di più i Governi che, parafrasando il poker, si giocheranno l'intero piatto a costo di metterci sopra, credibilità e futuro dei loro paesi.

lunedì 3 dicembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (03 dicembre 2018)

La Maremma fatica ad uscire dalla crisi, ma le divisioni continuano. Le opportunità potrebbero finire finire altrove e noi rischiamo di non agganciare - quando sarà reale- l'uscita dalla crisi. Di questo si dibatte e, forse, è meglio che tutti insieme si rifletta su quanto sta accadendo.

Da un lato ci sono le infrastrutture che sono ferme al palo, come denunciato di recente dall'Onorevole Lolini riguardo al Corridoio Tirrenico (il dritto).
Dall'altro ci sono settori e dibattiti delicati (geotermia e inceneritore di Scarlino) su cui si deve discutere, riflettere e decidere (il rovescio).

Purtroppo l'allarme lanciato, documenti alla mano, dall'onorevole Lolini sul Corridoio Tirrenico è reale e giunge dopo le parole rassicuranti del capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione Giannarelli che si è attivato con il Ministero delle Infrastrutture.
 Mi soffermo ai documenti di Mario Lolini che fotografano la situazione attuale: un iter fermo al dicembre 2017 e zero risorse stanziate sul tratto a sud di Grosseto da parte di Anas. Eppure tutto alla fine della scorsa legislatura sembrava fatto, anzi, con il precedente Governo, individuata una soluzione di adeguamento dell'Aurelia a quattro corsie, molti erano convinti che ormai quanto promesso fosse cosa fatta e, dunque, mancasse solo il via all'iter burocratico. Invece non è così e la risposta di Anas all'onorevole Lolini rappresenta una doccia fredda in più per tutto il territorio. Qui, dunque, le forze devono unirsi, al di là delle colpe da scaricare. I cittadini ne hanno abbastanza di promesse e vogliono i fatti. Mario Lolini, da parlamentare di maggioranza si attiverà, così come siamo certi che il M5S farà nei confronti del ministro Toninelli. Ma anche le altre forze politiche dovranno farlo con i propri rappresentanti. A questi dovranno aggiungersi anche la associazioni di categoria, la Camera di Commercio, i sindacati e chiunque altro possa dare il proprio contributo. Marciare compatti vuol dire avere maggiori possibilità di raggiungere l'obiettivo. Un'Aurelia adeguata non è solo un'opportunità ed una necessità per la Maremma, ma anche un'opzione in più per chi viaggia da nord a sud della Penisola che potrà farlo in sicurezza.
In questi giorni altri due temi hanno tenuto banco. La grande manifestazione pro geotermia e le vicende dell'inceneritore di Scarlino. 
La geotermia è l'oro delle zone boracifere, non le rende marginali e permette ai giovani di rimanere sul territorio. E' una geotermia quasi naturale, visto che i soffioni ci sono da sempre, diversa da quella dell'Amiata su cui si può e si deve ragionare, ma che rappresenta comunque un'opportunità per l'intero comprensorio. L'Italia in questo settore insegna al mondo ed Enel Green Power controlla, grazie al suo know how, il grosso del settore nell'intero pianeta. E' evidente che per le nostre realtà, alcune delle quali - come i comuni geotermici posti al confine tra le province di Grosseto, Pisa e Siena- vivono grazie a questa risorsa da oltre un secolo, diventando prioritaria ed un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Anzi potremmo dire da difendere in tutti i modi. Sull'Amiata chiaramente occorrono le giuste garanzie, ma non si può sentire sempre e solo un'unica campana, bisogna valutare tutto e tirare le giuste somme.
 Così è anche per l'inceneritore di Scarlino su cui la Regione sembra aver fatto una scelta. Il dibattito va avanti da tanti, troppi, anni, ed una decisione definitiva va presa. Se la strada è segnata più che continuare a dire no ad ogni costo occorrerebbe che, da parte del territorio giungessero delle proposte. A Brescia il termovalorizzatore garantisce una percentuale molto alta di energia a basso costo ai cittadini attraverso il teleriscaldamento. Non potrebbe essere un'opportunità anche per le popolazioni che insistono nell'area della piana di Scarlino e Follonica? Accanto a questo è giusto non abbassare la guardia sulle emissioni: devono essere nei limiti di legge e deve essere consentito un monitoraggio costante e continuo. Anche questa è sicurezza e attraverso ciò il cittadino può essere garantito. 
Insomma ci sono partite in ballo importanti, ma il territorio deve marciare compatto e proporre, per far sì che le scelte non vengano solo subite, ma che lo veda protagonista anche nella fase di realizzazione e gestione. 

domenica 25 novembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (25 novembre 2018)

Imperversa la battaglia dei pini a Grosseto. Da alcuni giorni, in concomitanza con gli abbattimenti delle piante si scatenano, da parte di alcuni cittadini, le polemiche.
I pini, negli ultimi anni hanno sempre fatto discutere. C'è chi li vuole tutelare e chi, invece, li ritiene pericolosi per auto e pedoni, ma anche pericolanti (il diritto).
Il pino è sicuramente un patrimonio, anche visivo, del nostro territorio, ma effettivamente la sua presenza nelle moderne città va pensata e ripensata (il rovescio).

Diciamolo in maniera chiara e netta: a chi non dispiace l'abbattimento di piante maestose e che, da decenni, siamo abituati a vedere a Grosseto, come quelle di via Telamonio, via Caravaggio o via Mascagni? Sicuramente a tutti, perché danno a Grosseto l'aria di città di mare e vederla senza di loro, invece, dà la sensazione della perdita di qualcosa di familiare.
Detto questo, però, va fatta una riflessione. I pini che vengono abbattuti (al di là del loro stato di salute) sono compatibili con la Grosseto attuale? E qui giungono le domande che, personalmente, seppur a malincuore, mi fanno propendere dalla parte del no. Anche a livello politico la scelta è stata trasversale. Con la giunta Bonifazi si è iniziato con gli abbattimenti, con quella Vivarelli Colonna si prosegue e nel dibattito, almeno a livello politico, grandi polemiche non ci sono. Le proteste vengono lasciate a gruppi di cittadini.
Faccio una confessione: quando a Braccagni si parlò dei pini di via Sgarallino in un'assemblea pubblica fui tra quelli che ne chiesero l'abbattimento. Chi mi conosce sa quanto sia legato alla natura, ma ci sono dei limiti. In quel caso la strada stava diventando pericolosa per i mezzi a motore, le biciclette e per i pedoni e la scelta drastica era inevitabile. Eppure quei pini li avevo sempre visti, ho le foto da piccolo con loro sullo sfondo, però non ebbi dubbi sulla scelta e così i miei compaesani che, di fronte a quella decisione - e anche ai timori della passata amministrazione- non si sono opposti.
A Grosseto la penso allo stesso modo: ben vengano i pini dove possono starci, tipo nei parchi pubblici, ma è inevitabile il sì agli abbattimenti lungo le strade e le arterie principali. Il forte vento delle passate settimane, con molte cadute di alberi, mi hanno convinto ancor di più nella mia scelta. Così come sostenni, a suo tempo un'altra scelta sicuramente dolorosa, come quella dell'abbattimento dei platani di via della Pace. 
Gli alberi lungo le strade, un tempo, quando si viaggiava a piedi, sui carri, o in bicicletta, avevano un senso, non tanto estetico, quanto pratico: permettevano a chi viaggiava di ripararsi dal sole. Con i moderni mezzi, purtroppo, nonostante si decida di regolamentare la velocità sono portatori di pericoli. Questo non può essere nascosto. E qui subentra una questione anche etica, oltre che di pubblica utilità: meglio una vita umana o quella di un albero? Io non ho dubbi sulla scelta. 
Fatto questo ragionamento, giunge il successivo: le piante vanno chiaramente sostituite e l'amministrazione ha assicurato che ciò avverrà. E' evidente che anche questo dovrà portare all'installazione di alberi che ben si sposano con una realtà come quella di Grosseto. Piante che possano stare al fianco delle strade, garantire un po' di ombra ai pedoni, ma che non creino pericoli. Il piano fu presentato qualche tempo fa ed i cittadini dovranno aver cura di controllarne l'applicazione.
Il pino, purtroppo, resterà nelle cartoline d'epoca, ma è una scelta per me necessaria, per quanto dolorosa. Nel rispetto delle opinioni di chi non la pensa come me. 

lunedì 19 novembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (19 novembre 2018)

La politica sta cambiando, forse è cambiata già da tempo e molti stentato ad adeguarsi ai nuovi ritmi ed alle nuove richieste dei cittadini. 
E' difficile dire se quanto sta avvenendo a livello di politica locale e nazionale possa dare risultati migliori, questo ce lo dirà solamente il tempo (il dritto).
Di sicuro c'è che analizzando quanto sta mettendo in campo il nuovo Governo, ma anche alcune amministrazioni locali, siamo di fronte ad una rottura, o almeno ad un tentativo di rottura, con il passato (il rovescio).

Personalmente non mi addentro in previsioni che non mi competono e che sono difficili da fare. Leggo e mi informo e vedo che mai come questa volta, in Italia, ci sono due schieramenti ben distinti di persone qualificate che hanno titolo a parlare. C'è chi sostiene che questa rottura, imposta almeno in Europa, sia "troppo una rottura" e chi, invece, dall'altro lato ritiene che la strada imboccata sia quella giusta. Fuori dal nostro Paese le posizioni, sono ovviamente varie ed anche lì c'è chi sostiene posizioni diverse, anche perché mollare la presa sull'Italia, vorrebbe dire ammorbidire le attuali posizioni rigide anche su altri paesi.
Qui, però, c'è un'altra riflessione da fare e mi sembra, in una fase di analisi, sia giusto proporla.
 L'Italia resta veramente sola e isolata o siamo in un contesto geopolitico e, dunque, internazionale, in cui ci sono dei grandi cambiamenti?
 Al momento potrebbe sembrare che il nostro Paese sia isolato in Europa, soprattutto con pressioni che vengono da quei paesi euroscettici che, in teoria, dovrebbero aiutarlo. Questa, però, non è una sorpresa, perché molti di questi sono "sovranisti" nel vero senso della parola. L'Italia a mio giudizio è "diversamente europea", nel senso che Lega e Movimento Cinque Stelle hanno una visione distante dall'attuale Ue.
 Ci sono però due posizioni forti a livello internazionale che, potrebbero diventare tre, quelle di Trump, di Putin e della Cina. Gli Stati Uniti si stanno chiudendo in loro stessi, proteggendo i loro interessi ed il loro mercato. La Russia sta guardando con interesse al Mediterraneo, fatto testimoniato dall'invasione della Crimea e da un'influenza che sta aumentando su un altro paese emergente dell'area, cioè la Turchia. C'è poi la Cina che ha investito molto sulla Grecia e che sta guardando all'Africa. Tutte però sembrano agire in chiave anti Ue, capendo che è proprio con divisioni che si accentuano che loro possono avere grandi vantaggi. Una strategia che a Bruxelles, molti, evidentemente non hanno capito o, meglio, vogliono far finta di non capire.
Qui giunge dunque una mia seconda riflessione: ma in questo momento è l'Italia ad essere isolata o l'Unione Europea, che è formata da troppi interessi particolari e che si pone sul mercato non come un soggetto unico, ma come una sorta di ammucchiata, in cui, alla fine, Francia e Germania sembrano fare i propri interessi? E soprattutto che cosa accadrà dopo il 25 maggio quando indubbiamente le forze sovraniste (ritorna questa definizione che a me piace poco) rappresenteranno un ago della bilancia importante, sia nel Parlamento che nella Commissione (i commissari ricordiamolo sono nominati dai Governi e di euroscettici adesso ce ne sono)?
Insomma l'Italia, al di là delle singole posizioni politiche, non può essere decontestualizzata da un equilibrio politico internazionale che sta cambiando e solo in base a questo se ne potranno prevedere gli sviluppi futuri. 

mercoledì 14 novembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (14 novembre 2018)


Ancora una volta in Toscana si registra il flop delle fusioni dei comuni. I cittadini di diverse realtà, nello scorso fine settimana, hanno detto di no all'accorpamento di almeno due amministrazioni che, oggi, sono indipendenti. Di fatto su quattro referendum, solo in uno ha prevalso il sì. Questo dopo che, per un periodo, grazie anche agli inventivi messi a disposizione, su cui non gravava il famigerato patto di stabilità, la nostra regione sembrava essere terra di una vera e propria spinta “fusionista”.

La Toscana, grazie alla riforma lorenese, è una delle regioni con il minor numero di comuni. Di fatto in tutta la regione questo è più o meno pari a quello della sola provincia di Torino (il dritto).
Se in alcuni casi la fusione funziona, in altri più che il campanile, l'identità sembra dominare e questa si sposa anche con comuni che, comunque, riescono a sopravvivere da soli garantendo servizi ai propri cittadini (il rovescio).

Spesso è infatti difficile capire se la fusione sia davvero un valore aggiunto per un territorio. Spesso si tratta di veri e propri accorpamenti di un comune più piccolo in uno più grande e questo può anche rappresentare un vantaggio. In certi casi a fondersi sono realtà simili. Il problema dei cittadini è che in un'Italia che perde sempre più servizi, non essere più sede di un comune fa temere che questi diminuiscano ulteriormente, Tanto più con delle leggi che prevedono, ad esempio, che i servizi pubblici essenziali, tipo le poste, debbano obbligatoriamente esserci sul territorio di un singolo comune. E' chiaro che realtà molto piccole sanno che perdendo il loro status vedrebbero venir meno questa garanzia. Va anche detto che in Toscana c'è stata per un periodo una sorta di “moda” delle fusioni che è andata ad affiancarsi alla possibilità di procedere con le cosiddette unioni che, specie in Maremma, hanno avuto maggior successo insieme alla creazione di servizi associati. La provincia di Grosseto, nonostante il dibattito che da anni è in corso sul Monte Amiata, è stata fino ad oggi libera da spinte “fusionistiche”. Via via se ne è parlato anche sulla costa, ma al momento nessun passo è stato compiuto. La domanda, di fronte alle fusioni, però, resta sempre la stessa. Quanto è utile e quanto realmente lo stato risparmia? Probabilmente poco, così come poco si è risparmiato con la riforma più sbagliata che si è registrata negli ultimi anni in Italia, quella delle province che, di fatto, ha svuotato le casse di queste amministrazioni che, teoricamente, hanno ancora molte competenze. Un ente che andrebbe ripristinato nella sua autonomia, magari valutando degli accorpamenti su realtà più piccole, ma che sul nostro territorio è determinante. Insomma l'ente locale deve essere percepito di nuovo come un valore aggiunto e non come un fastidio. Negli ultimi anni, invece, a livello centrale è sembrato esserlo di più nella sua seconda forma. E allora ben vengano le fusioni laddove sono necessarie, ma ben venga anche la scelta dei cittadini di tenersi stretta la propria “indipendenza”.

sabato 10 novembre 2018

IL DRITTO E IL ROVESCIO (10 novembre 2018)


Il tema della sicurezza torna ad essere al centro dell'attenzione e anche realtà considerate tranquille come Grosseto, ormai da tempo, non lo sono più.

Un fenomeno quello della criminalità che, rispetto al passato, sta toccando dunque sempre di più la società italiana (il dritto).
Le cause di questi fenomeni non sono, però, facilmente individuabili (il rovescio).

Il punto di partenza è sicuramente una società che cambia, dove, accanto ai reati maggiori, sta incrementando il fenomeno della microcriminalità che è quello che più tocca i cittadini.
Tutta colpa dell'immigrazione? Sicuramente no, anche se molti immigrati finiscono al centro delle cronache e chi delinque non solo dovrebbe essere punito, ma immediatamente rimpatriato e restituito allo stato d'origine.
Su questo tema, semmai, ci sarebbe da ragionare sulle sue varie sfaccettature, come l'integrazione di chi è in Italia come regolare e che sembra funzionare bene nelle piccole realtà di provincia, tipo i paesi, mentre nelle città si registrano spesso comunità che nascono e che si isolano dal resto della popolazione. Una società dunque, non sempre inclusiva che già è stata conosciuta dai paesi da sempre a forte presenza immigratoria.
A mettere a rischio la sicurezza ci sono, probabilmente, anche i punti di riferimento che stanno venendo meno. Le famiglie spesso disgregate, la scuola che non riesce più ad essere un punto fermo, la stessa Chiesa che non attira più come un tempo, il volontariato e l'associazionismo in crisi, un po' come i partiti politici. Tutto questo genera una sorta di anarchia e di perdita di valori che, spesso, si traduce in situazioni disagiate che sfociano in un aumento dei reati. A questa va aggiunta la crisi che ha dato comunque un impulso allo sviluppo della microcriminalità.
Insomma la società è cambiata e di certo non in meglio. A questo punto occorrono le contromisure che non devono essere solo repressive, ma anche e soprattutto preventive. La repressione, infatti, è fondamentale, ma non risolve tutto. Senza una politica di prevenzione e di consapevolezza, che riguardi soprattutto i giovani, non si riuscirà a ricreare una società delle regole e del rispetto. Questa, però, non si costruisce solo con le leggi, ma con una cultura del bene comune, del rispetto degli altri e della legalità, ma anche della moralità, che in Italia molti, purtroppo, hanno perso. Tutto questo si traduce anche con la necessità di uno Stato forte che sappia reprimere, ma anche educare.